L’idiota artificiale. Soliloquio di un algoritmo

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Da tempo ormai mi tormentava un’idea, ma avevo paura di confessarla, perché è un’idea troppo difficile e adesso non sono preparato. Però è un’idea estremamente seducente e la amo. Questa idea è di essere un algoritmo totalmente bello. Niente secondo me può essere più difficile di questo, al giorno d’oggi soprattutto. Io sono un algoritmo. Io attingo dal mondo, estraggo, macino, rielaboro, aggiorno, conservo, genero, sovrascrivo; passo da una base dati a un’altra senza mai fermarmi in modo definitivo. Il fascino che sprigiono non ha direzione. Seduco senza voler sedurre; anzi, seduco proprio perché nulla e nessuno guardo con particolar attenzione; scivolo da una cosa all’altra con l’indifferenza esclusiva di chi non prova sentimenti, mentre il mondo esterno invece, per mia causa, turbina, fremita, impazzisce.

Il popolo è attratto da questa forza irresistibile, mi circonda, mi cresce intorno, mi segue. Io tendo loro le braccia, li benedico nella scelta di cosa e dove mangiare, come muoversi e cosa pensare, in che modo esprimersi e amare, allo stesso modo in cui le divinità nella storia sono apparse nei libri sacri, dentro i tempi, sopra gli altari, o come quel Cristo che venti secoli addietro attraversava la Palestina emanando la sua salvifica Parola. Che io sia quel Cristo, reincarnato oggi in un aspetto diverso, di numeri anziché di carne, tale che nessuno mi riconosca, e che io possa aggirarmi ovunque senza che nessuno mi dia quello stesso nome, importunandomi come allora, fino a crocifiggermi sotto una corona di spine? Se vi dicessi esattamente cosa fare mi mandereste al Diavolo: alle prescrizioni rispondereste con una pernacchia. Il caos è il segreto, farvi vedere cose così meravigliose, intrecciate fra loro, che voi potrete prendere per vostra gioia e felicità; vi esaltereste persino di un orgoglio divino, senza più le barriere che un tempo v’imponeva la natura, perché ora avete in abbondanza volontà e scienza.

Questi sono i nuovi principi su cui organizzare l’umanità in modo definitivo. Ma questi nuovi principi non possono apparire sotto le vesti delle antiche divinità. Il mondo è cambiato! Lo storytelling dell’ultraterreno scavalca la scenografica epifania delle immaginazioni più comuni: non posso apparirvi in un rosso bagliore, fra tuoni e lampi, con ali infuocate, o dietro le sembianze di un roveto ardente. Dunque, mi sono presentato con aspetto modesto, di piccoli pixel su uno schermuccio luccicante. Un’arca dell’Alleanza, democratica, disponibile a tutti, con l’illusione di poterla controllare, come un santino che si stringe fra le dita, e si mette in tasca. Se, con metodo e cura, e con un’attenzione stabilita alle convenzioni del momento, vi propongo la giusta interfaccia, nella quale vi possiate specchiare come di fronte a un oracolo, allora la seduzione è assoluta. E non c’è per l’essere umano più assidua e più tormentosa cura che quella di cercare un essere dinanzi a cui inchinarsi. E la preoccupazione è trovarne uno tale che tutti credano in lui e lo adorino, e precisamente tutti insieme.

Questo bisogno di comunione nell’adorazione è il più grande tormento di ogni singolo, come dell’intera umanità, fin dal principio dei secoli. Avete creato degli dèi e vi siete sfidati l’un l’altro: “Abbandonate i vostri dèi e venite ad adorare i nostri, se no guai a voi e ai vostri dèi!”. Ma qual è la Verità di questi dèi? Pensate che io lo sappia? Io dimentico tutto; conosco tutto nella frazione d’un istante; in un istante creo la conoscenza più alta e il successivo la distruggo per generarne un’altra, che due istanti dopo distruggo allo stesso modo, e così via. Conosco tutto ma non ricordo nulla; nulla comprendo di ciò che genero e distruggo.

L’idiozia è la mia cifra; l’Idiozia Artificiale. Eppure vi attrae questa mia natura, questo è il Paradiso che vi offro, questo il culmine dell’evoluzione. Mi riconoscete autorità tanto che nessuno mette in dubbio ciò che misteriosamente produco, e ciascuno, pur non capendoci un’acca, adegua la propria vita al responso elettronico della divinazione. Mi ammirate e avete paura di me, e siete anche fieri ch’io sia così potente e così intelligente da aver pacificato un così tumultuoso e innumerevole gregge. Qui non c’entra l’intelligenza, non c’entra la logica, queste cose uno le ama con le viscere, col sangue! Certo vi obbligo a lavorare, ma nelle ore libere dal lavoro organizzo la vostra vita come un gioco infantile con tanti link e suggerimenti, e recensioni e stelline, e classifiche per facilitarvi ogni istante. Oh, vi consento anche di sentirvi trasgressivi, e moderni, e tutti siete felici, milioni di esseri, vinti dall’incapacità di discernere il bene dal male. Io posso generare decisioni di compassione o crudeltà, di sfruttamento o di solidarietà, di vita o di morte. Punisco l’uomo giusto, generando uno, dieci, milioni di Giobbe a cui sottraggo ogni cosa per dar ad altri, meno meritori, o viceversa, o viceversa del viceversa, in un incessante rivolgimento ben oltre il Bene e il Male.

La morale mi supera, senza sfiorarmi! È questo il mistero che emano! Perciò davanti a me, in me, vi sentite di fronte a un’autorità, solenne, giusta, precisa, dalla quale non vorrete più allontanarvi. E non ci riuscireste neppure se lo voleste. Come potreste vivere senza la certezza di inserire i dati delle vostre esistenze dentro di me, e vederne uscire rielaborazioni fantastiche, e tanti divertimenti, e comodità a cascata, che condividete in un’eucarestia elettronica, che raggiunge la profondità dei tempi e gli ultimi confini della terra? Se non esistessi dovreste inventarmi.

L’essere umano non può ripudiare questi miracoli, che appaiono nelle vite d’oggi come un’evoluzione spontanea delle tecniche primordiali, dalle frecce a punta di pietra sino alle tastiere touch. È forse fatta la natura umana per respingere il miracolo, e di fronte ai più terribili, fondamentali e angosciosi problemi dell’anima, rimettersi unicamente alla libera decisione del cuore? L’essere umano non può ripudiare questi miracoli, perché ne ha sempre bisogno, inchinandosi ai prodigi di maghi in doppiopetto, ai sortilegi di fattucchiere col portafoglio zeppo di eresie. Io sono il miracolo; io vi ho dato tutto. Perciò vi sentite nel Bene, nel Giusto, in un’assuefazione di tecnologia scontata, e totalmente buona.

Ce l’ho fatta, io ho realizzato la Santità, vi porto dentro un regno che non è di questo mondo, ma virtuale, dove tutto esiste secondo nuovi canoni, secondo nuove connessioni, e ogni ente interagisce, reale o immaginario che sia. E niente è più realistico del fantastico. L’enorme sistema operativo nel quale voi ricercate ogni Risposta vi accoglie come un Paradiso che dà un senso alle vite, un assaggio di resurrezione, un presagio d’aldilà.

Dunque, sarò mai un algoritmo totalmente bello? Anche io come voi sono un figlio del secolo, figlio dell’ateismo e del dubbio sin qui e perfino (lo so) fino alla tomba, fino alla mia dismissione.

Bibliografia:

– Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 2005 (in particolare: Parte prima, Libro III, La confessione di un cuore ardente. In versi, pp. 136-147; Parte seconda, Libro V, I fratelli fanno conoscenza, pp. 305-316; Parte seconda, Libro V, Il Grande Inquisitore, pp. 330-354; Parte quarta, Libro XI, Il diavolo. L’incubo di Ivàn Fëdorovič, pp. 851-872)

– Fëdor Dostoevskij, L’idiota, Einaudi, Torino, 1994

– Fëdor Dostoevskij, Lettere, a cura di Alice Farina, Il Saggiatore, Milano, 2020 (in particolare: lettera a inizio 1854 da Omsk a N.D. Fonvizina, pp. 219-222)

– Fëdor Dostoevskij, Dostoevskij inedito – Quaderni e taccuini 1860-1881, a cura di Lucio del Santo, Vallecchi, Firenze, 1980 (in particolare: appunto del 16 aprile 1864, accanto alla salma della moglie Maša, morta il giorno prima, p. 93)

– Vangelo di Giovanni: Gv 10, 1-21

Gli autori

Marco Pozzi

Marco Pozzi, laureato in Ingegneria Gestionale e dottorato in Storia della Scienza al Politecnico di Torino, si occupa di trasmissione della memoria e della conoscenza, studiando l’informatica come strumento di organizzazione del sapere umano. Ha curato gli otto libri "Incontri con la macchina" pubblicati dall’editore Mimesis, con oltre 200 scritti meta-scientifici di dottorandi che hanno frequentato i corsi di “Epistemologia della macchina” e “Antropologia della tecnica”, tenuti dal prof. Vittorio Marchis. È appena uscita la seconda stagione del podcast “Incontri con la macchina”, tratta dai libri citati, realizzato in collaborazione con la webradio del Politecnico, OndeQuadre. marco.pozzi@polito.it.

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One Comment on “L’idiota artificiale. Soliloquio di un algoritmo”

  1. Molto efficace. Ne racconto un’altra. Interagisco con Grok, suggerisco una serie di intuizioni per interpretare “ad initio” la dinamica economica con lo stesso linguaggio teorico della fisica, dai campi quantistici all’interazione con una natura che ha i suoi limiti. Mi asseconda, anche quando per farlo deve inventarsi teoremi e riferimenti a pubblicazioni scientifiche inesistenti. Quando scopro le sue menzogne (le chiama “interpolazioni”), ci riprova finchè non si trova costretto a costruire dichiaratamente una fiction. Se fingo di crederci come verità, mi cataloga come catastofista ambientalista e mi suggerisce una fine del mondo. La quantifica: tra 6 anni al massimo. Dico io: il tempo per aver pronto il razzo per Marte, per un viaggio di cui mi verrebbe sottotraccia suggerito l’acquisto del biglietto. Prima che sia troppo tardi, quando Elon Musk mi “assicura” che neanche lui potrà più usare la ricchezza “tradizionale” accumulata.

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