La guerra e soldati che non sparano

La storia è piena di guerre, ma anche di soldati che, in varie epoche e su diversi fronti, non si sono impegnati quanto previsto nel colpire, trafiggere, scannare, squartare, massacrare altre persone. Ossia nello svolgere il mestiere per cui erano stati addestrati. È difficile crederlo in questi giorni in cui si sentono quasi solo venti di guerra eppure, a ben guardare, gli esempi non mancano.

Siamo in guerra, nonostante l’articolo 11 della Costituzione

Siamo in guerra. Inviare armi a un paese belligerante significa entrare a far parte dei paesi belligeranti. Eppure per aiutare gli ucraini oggi, come ieri altri popoli bombardati e in fuga, o bombardati mentre fuggono come i kosovari nel treno abbattuto dalle nostre armi intelligenti, servono politica, mediazione, diplomazia. Servono bende, ospedali, medicine, cibo, accoglienza. Non altre armi.

Lo scandalo eterno della guerra

L’unica cosa “vera” e documentabile (seppur marginale nelle cronache e nelle considerazioni politiche) su quanto sta succedendo in Ucraina, sono le vittime, militari e civili, dirette e indirette. L’auspicio è che tutte le vittime “inutili” di questa guerra, unite a quelle dei tanti altri conflitti di cui è fatta la guerra mondiale per frammenti, si trasformino in un grido permanente: basta!

Russia e Ucraina: le parole e la realtà

Le parole (qui proposte con una premessa di Tomaso Montanari e una nota di Giulia Marcucci) sono di un coraggioso cittadino russo, un poeta: «Quella guerra che si sta svolgendo in Ucraina, sotto gli occhi del mondo, non viene nemmeno chiamata guerra. La chiamano “operazione militare”. Ma è una vera e autentica guerra. E deve essere fermata. Come? In qualche modo, ma è necessario. Tutti noi, insieme e individualmente, dobbiamo pensarci».

Ucraina: torni un grande movimento per la pace

Siamo a un passo dal baratro. Lanciamo un appello perché in tutta Italia al più presto si dia vita a iniziative, presidi, manifestazioni unitarie per la pace. Torni un grande e diffuso movimento per la pace, oggi timido, e contro l’irresponsabile corsa al riarmo. Contro il potere della guerra e contro ogni logica imperiale, diamo voce alla pace per l’umanità al potere!

La guerra di Putin e le colpe dell’Occidente

Putin ha messo la comunità internazionale di fronte al fatto compiuto della disgregazione dell’Ucraina. È una grave violazione del diritto internazionale. Ma non si può ignorare la corrispondente responsabilità degli Stati Uniti e della Nato che hanno creato una propria zona d’influenza, inglobando nel loro dispositivo militare tutti i paesi dell’Europa dell’est.

La crisi ucraina e il «signorsì!» dell’Italia

Di fronte alla crisi ucraina e alla prospettiva del ritorno della guerra in Europa, l’Italia è rimasta dapprima totalmente afona. Poi i ministri della difesa e degli esteri, Guerini e Di Maio, intervenendo in Commissione alla Camera e al Senato, hanno premesso che «siamo i più fedeli alleati della NATO» e concluso con un solenne «signorsì!» alle scelte e agli interessi degli Stati Uniti.

No alla guerra!

La crisi in Ucraina rischia di provocare una nuova guerra dalla conseguenze inimmaginabili. Occorre mobilitarsi per impedirlo. L’Unione Europea non deve farsi trascinare dalla NATO in una insensata corsa all’incremento delle minacce sul campo e a un rilancio delle spese militari. L’Italia deve dissociarsi da questa politica e deve mandare un segnale chiaro a favore della distensione.

Impedire il ritorno della guerra

La tensione fra i blocchi politico militari che si fronteggiano intorno alla crisi dell’Ucraina è ulteriormente cresciuta. Il futuro è più che mai incerto. Ma proprio per questo occorre ricordare che le crisi politiche non si risolvono con i carri armati ma con la politica. Anche perché un conflitto armato provocherebbe una catastrofe umanitaria e una crisi economica di enormi e incontrollabili proporzioni.