Le molte ragioni del NO: per riaprire la questione delle garanzie

C’è, tra i giuristi progressisti (soprattutto avvocati), chi sostiene che la riforma costituzionale sottoposta a referendum potrà essere, grazie alla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, un veicolo di crescita delle garanzie. È una posizione infondata: non per ragioni di principio ma per le caratteristiche di “questa” separazione, che affievolisce l’autonomia dei giudici e tende a riportarli nell’orbita del Governo.

Contro il Governo che cerca lo scontro, restare umani

Il Governo cerca lo scontro in piazza, se serve il sangue o addirittura il morto. Il ministro degli Interni lo ha detto senza mezzi termini. Lo sgombero di Askatasuna era un segnale univoco e il decreto legge appena approvato va in quella direzione. Ma tutto questo non giustifica il pestaggio di un poliziotto. “Restiamo umani” deve essere la parola d’ordine di un’opposizione forte, di massa, realistica, disarmata.

Askatasuna il giorno dopo

Il giorno dopo l’irruzione della polizia nella sede di Askatasuna, con interruzione del percorso di trasformazione concordato con il Comune di Torino, i problemi sono più acuti di prima. La città è militarizzata, la polizia ha alzato il livello dello scontro, il rischio di “disordini” è permanente. Ed è facile prevedere che, se il Comune non riprenderà l’iniziativa, la città vivrà mesi di tensione e di conflitto senza soluzione.

A scuola in tuta mimetica: come ti educo alla guerra

Secondo tutte le rilevazioni, gli italiani, votanti e non votanti, sono in gran maggioranza contrari alla guerra, a cui, invece, il Governo si sta preparando. Di qui la campagna governativa di “rieducazione” del popolo con l’intento di affermare una nuova cultura, nazionalista, virile, guerresca, a partire dalla scuola, indottrinando anche i bambini delle elementari, tra l’altro invitandoli alle esposizioni di arsenali bellici nelle piazze.

L’autonomia differenziata e la Costituzione tradita

Non è solo sciatteria. L’uso dell’identico testo per le pre-intese sull’autonomia differenziata siglate dal ministro Calderoli e dalle Regioni del Nord è, nella forma e nella sostanza, una plateale violazione dei paletti posti dalla Consulta per salvare il sistema da una censura di incostituzionalità. È, dunque, un atto eversivo dell’ordinamento costituzionale che pone una esplicita questione di emergenza democratica.

Il caso Almasri e l’idea di Stato della destra

L’affaire Almasri non è solo un “infortunio” rivelatore del favoreggiamento, da parte dell’Italia, di un personaggio impresentabile. È anche la spia della modifica della forma di Stato perseguita dalla destra, nella quale il Governo è il solo responsabile dell’interesse nazionale, svincolato, per questo, da ogni regola e sottratto al controllo del Parlamento e della magistratura. In attesa dell’introduzione del premierato…

Te la do io l’efficienza!

La sbandierata efficienza del Governo esiste solo sulla carta. Lo si vede dai cosiddetti decreti attuativi, necessari per rendere operativa gran parte delle leggi. Un monitoraggio di Open Polis mostra che, nei primi due anni di Governo Meloni, ne è stata emanata meno della metà di quelli necessari (397 su 800). E – quel che è peggio – ciò sta bloccando risorse per 12,8 miliardi di euro.

La violenza è del Governo

Esponenti del governo evocano il clima di odio e di violenza, scenari di altri tempi, per criminalizzare le manifestazioni degli studenti. Ma, a ben guardare, la violenza – che certo non è mai accettabile in democrazia – la esercita soprattutto il Governo: contro la magistratura, contro i migranti, contro chi dissente. Il tutto condito dal vittimismo di un potere che travalica i suoi limiti e pretende di incarnare anche l’oppresso dal potere.

E se la via d’uscita fosse la legge elettorale proporzionale?

Lo strapotere del Governo è la cifra del nostro sistema ed è la causa del suo deterioramento. L’introduzione del premierato non farebbe che confermare quanto già di distorto vi è nella prassi. Per restituire credibilità al sistema occorrerebbe ripristinare un sistema elettorale proporzionale senza correttivi. Una legge elettorale proporzionale non sarebbe, in sé, salvifica, ma potrebbe esserlo l’idea di società che porta con sé.

La Costituzione in pericolo e il presidente che vorremmo

Nel momento in cui è sempre più evidente il disegno del Governo e della maggioranza di mettere fine al progetto di affermazione di diritti, libertà e uguaglianza nato con la Resistenza, è richiesta al presidente della Repubblica una particolare fermezza in difesa della Costituzione. È quel che ci aspettiamo dal presidente Mattarella: non è stato sempre così, ma alcuni segnali di un cambio di rotta si intravedono.