Chi paga il prezzo del riscaldamento globale?

La crisi climatica è anche una crisi di giustizia: tra paesi, tra classi sociali, tra generazioni. I soggetti e i paesi più ricchi sono quelli che inquinano di più, direttamente o con gli investimenti. Una tassazione progressiva delle emissioni, in particolare di quelle legate agli investimenti, potrebbe contribuire a finanziare la transizione ecologica e a compensare i gruppi più vulnerabili.

Germania. Die Linke e il ritorno della sinistra radicale

Le elezioni tedesche hanno stravolto il quadro politico: alla vittoria della destra estrema nell’ex Germania Est ha corrisposto, a Berlino, il successo della sinistra radicale di Die Linke, che ha ottenuto il 20% dei voti. La Linke ha stravinto nei quartieri popolari con una campagna basata sulla speranza: casa, diritti, libertà, mostrando che la democrazia si difende con inclusione e giustizia sociale, non con repressione e austerità.

L’erede di San Francesco

Tra i molti lasciti di Francesco (i gesti, il linguaggio, la concretezza, l’impegno quotidiano per la pace, il senso dell’accoglienza, la pratica della povertà etc.) c’è il ribaltamento della concezione ispirata al dominio dell’uomo sul resto del mondo. A questa idea il papa venuto da lontano ha contrapposto quella della cura del creato che ha trovato un manifesto di rara profondità nell’enciclica “Laudato si’”.

Finanza climatica addio

Una delle operazioni necessarie per contenere il riscaldamento globale è il trasferimento di risorse finanziarie dai paesi industrializzati, che ne sono in gran parte responsabili, ai paesi poveri, privi di mezzi per fare la loro parte nella transizione energetica. La Cop 29 di Baku avrebbe dovuto definirne entità e modalità ma si è conclusa con un fallimento, anche per il peso che hanno avuto i lobbisti del fossile.

Sinistra, è ora. Prima mossa: visione e valori

L’obiettivo della sinistra non può essere solo quello di “opporsi” a governi e pratiche che uniscono neoliberismo e autoritarismo. Bisogna far toccare con mano l’alternativa che da anni anche gran parte di chi si definisce “di centro-sinistra” ha negato. E costruire attorno a essa un blocco sociale. Cominciando a individuare, comunicare e convergere sulla visione e sui valori di un modo migliore e più giusto di vivere.

Merito, Costituzione e giustizia sociale

Il “merito” è usato da una parte della politica e della cultura per dividere la società in vincenti e perdenti e rendere così accettabili le disuguaglianze. Non è la prospettiva disegnata dalla Costituzione, che lo esclude dai criteri distributivi dei beni sociali indispensabili per condurre una vita “libera e dignitosa”. A questa impostazione dobbiamo fare riferimento senza lasciarci ammaliare da facili scorciatoie.

Fantasie di una sinistra possibile

Non esiste oggi, alla vigilia delle elezioni, un fronte schierato in difesa della Costituzione, contro la guerra e per la giustizia ecologica e sociale. E gli apparentamenti abborracciati non servono. Occorre un po’ di speranza e di fantasia. La sinistra si costruisce con un progetto chiaro e alternativo all’esistente. Un governo di destra fa paura, ma ancor di più è da temere la fine della speranza di cambiamento.

5 novembre, Roma: Non per noi ma per tutte e tutti!

C’è, nel Paese, un problema strutturale di povertà, disuguaglianza e sfacelo ambientale. I cambi di Governo non incidono su questa situazione. La politica si parla addosso e non risponde ai bisogni reali delle persone. Non c’è alternativa: bisogna costruire una imponente mobilitazione dal basso. Per questo scendono in campo centinaia di movimenti e realtà territoriali: a Roma, il 5 novembre.

Mauthausen e il giuramento della speranza

Il 5 maggio 1945 le truppe americane raggiunsero il campo di concentramento di Mauthausen, ultimo dei lager nazisti a essere liberato. I superstiti erano in condizioni disperate. E tuttavia, 10 giorni dopo, riuscirono a diffondere un appello, noto come il “giuramento di Mauthausen”, che è, incredibilmente in quelle condizioni, un inno alla libertà, alla giustizia sociale e alla pace. Non dovremmo dimenticarlo.

25 aprile 2022. La Resistenza per la pace

La pace è stato uno degli ideali, se non l’ideale supremo, della Resistenza, in Italia e in Europa. Lo si percepisce nelle Lettere dei condannati a morte della resistenza, animate, pur nelle differenze, da un comune sentire in cui campeggiano il ripristino della libertà, la realizzazione di una maggior giustizia sociale e il ritorno a uno stato di pace dopo una lunga guerra devastatrice.