Palestina, metafora del mondo

Il viaggio di Roberta De Monticelli in Palestina (“Umanità violata. La Palestina e l’inferno della ragione”, Laterza, 2024, pp. 243), “nella terra dove tre religioni riconoscono alle Tavole della legge mosaica un’origine divina”, diventa una metafora del mondo. Con la conclusione preziosa e commovente, tratta da quella terra e da quella tragedia, che la sola cosa irreparabile dell’ingiustizia è che la verità dei fatti sia ignorata.

La pace che vogliamo non è quella dei cimiteri

Tutti dichiarano di volere la pace: anche i governi che continuano a fornire armi a Israele; anche Netanyahu mentre autorizza l’assassinio del leader di Herzbollah; anche Zelensky, che fa coincidere la pace con la “vittoria”. Là dove ciascuno invoca la “pace giusta” si continua a combattere a oltranza. E il fanatismo dei “buoni” non è meno pericoloso di quello dei “cattivi”. Perseguiamo, almeno, la pace secondo il diritto!

I limiti della politica, i poteri dei tribunali

Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta, proposta da un cittadino palestinese, di ordinare allo Stato italiano di interrompere l’esportazione di armi verso Israele e di concorrere alle azioni belliche israeliane a Gaza, sostenendo l’insindacabilità assoluta degli atti governativi di politica estera. Dimentica il Tribunale che il potere degli Stati incontra limiti insuperabili nella normativa internazionale e costituzionale.

Palestina: guerra o terrorismo?

L’efferato attacco di Hamas in territorio israeliano è, per le sue modalità e i suoi destinatari indifferenziati, un atto terroristico. L’apartheid e le violenze di Israele, che pure ne sono all’origine, non ne cambiano la natura. Ma a un atto terroristico si risponde con il diritto, identificando e perseguendo i responsabili, e non con missili e bombardamenti, che provocano morte e terrore tra le popolazioni civili.

Delitto di sciopero: tutto il mondo è paese

Alzare il costo dei biglietti e abbassare quello del lavoro è la logica delle aziende ferroviarie di là e di qua dell’oceano. E quando i lavoratori protestano i Governi reagiscono negando loro (o limitando) il diritto di sciopero. Lo ha fatto in Italia, il 13 luglio, il ministro Salvini; lo aveva fatto, a dicembre, Biden negli Stati Uniti. È la legge del profitto, che non vuole eccezioni: né a destra né a sinistra.

Il diritto all’aria pulita approda in Tribunale

Sarà il Tribunale di Torino a decidere l’adeguatezza, o meno, degli interventi pubblici diretti ad assicurare la qualità dell’aria. Una madre, infatti, ha citato in giudizio la Regione Piemonte chiedendo il risarcimento dei danni cagionati alla salute del figlio dall’inquinamento atmosferico. È un’iniziativa di interesse generale ché tale inquinamento è, in Italia, il principale fattore di rischio ambientale per la salute.

Precari a Torino

Retribuzione oraria tra 7 e 8 euro (da cui detrarre contributi e tasse), orario da contrattare singolarmente, obbligo di provvedere in proprio ad assicurazione per infortuni e responsabilità civile verso terzi, durata massima di un anno. Questa la proposta lavorativa contenuta in un bando dell’Università di Torino. Quando si dice lavoro precario e senza diritti.

Il rifiuto del lavoro tra “miserie del presente e ricchezza del possibile”

Dal 2019 ad oggi sono circa un milione le persone che in Italia hanno deciso di lasciare il proprio lavoro. E molte di più in altri paesi dell’occidente. Ciò riapre il dibattito sul senso del lavoro (modo per guadagnarsi da vivere, attività necessaria per l’esistenza della società o impegno gratificante in sé) e sulla necessità della sua valenza produttiva.