Non c’è un voto utile. Ma la storia continua dopo il 25 settembre

Inutile tacerlo: non esiste, nell’immediato, un voto utile contro le destre. Non esiste per la configurazione del sistema elettorale e la mancanza di un campo largo che possa contendere collegi alla destra. Non esiste, ancor più, perché non c’è una forza politica forte di sinistra. La strada è un’altra: una costante resistenza, perché la storia cambi direzione.

Alternanza sì ma senza sparare sulla Costituzione

L’alternanza di governo è coessenziale alla democrazia. Cambiano, dunque, i governi ma, nelle democrazie costituzionali, restano fermi i fondamenti del quadro istituzionale. L’anomalia italiana è il proposito della destra di sfasciare tale quadro agendo lungo tre direttrici: l’introduzione del “presidenzialismo, la “riforma della giustizia” e l’attuazione dell’Autonomia differenziata.

Se per il consenso si truccano anche i numeri dei migranti

A quattro mesi dalla fine del 2022 risultano sbarcate sulle nostre coste 56.210 persone, meno di un terzo delle 181.436 del 2016 e la metà esatta rispetto al 2017. Eppure – siamo del resto sotto elezioni – si torna a parlare di “invasione dei migranti”. Non lo fa solo la destra: in Italia come in Europa abbracciano questa retorica anche i sedicenti progressisti, accodati alla narrativa mainstream.

Perché votare Unione popolare

A due settimane dalle elezioni del 25 settembre i giochi sembrano fatti con la sola incertezza dell’entità del successo di una destra fascista e dal programma impresentabile, favorito dalla scelte suicide del PD. Ma la risposta non può essere la rassegnazione. Abbiamo argomenti forti per motivare al voto anche coloro che, sfiduciati, si sono rifugiati nell’astensione o nella scheda bianca. Usiamoli!

La fiamma nera e l’antifascismo necessario

Come sarà l’Italia sotto la fiamma nera? Per saperlo basta guardare alle numerose regioni e città italiane che già si sono consegnate a una destra che non disdegna Casa Pound. Come sempre le prime vittime sono gli stranieri e i poveri. Superfluo dire che per opporsi a questa deriva non vanno scimmiottati i metodi e le parole della destra ma bisogna trovare nuove parole e inventare nuovi metodi.

Il rischio democratico e le lacrime di coccodrillo

L’appello di Letta a votare PD per evitare che la destra, con il 43% dei voti, conquisti il 70% dei seggi è incongruo. Non solo perché a questa situazione si è arrivati per responsabilità dello stesso Letta, ma ancor più perché un recupero di consensi significativi da parte del PD è del tutto irrealistico. Per questo il voto utile è solo quello che può eleggere parlamentari impegnati per la pace e la democrazia.

Elezioni: “turarsi il naso”, con quel che segue…

La possibilità che il Centro destra possa raggiungere i due terzi dei seggi in ogni camera è abbastanza remota ma il 60% è a portata di mano e ciò sarebbe sufficiente, per esempio, per eleggere i giudici costituzionali di nomina parlamentare. Al di là di cosa ci dice il cuore, dunque, occorre valutare l’effetto del proprio voto: per chi non si riconosce nel centro destra non c’è voto utile ma solo un voto per il meno peggio!

Un voto contro Meloni e contro le oligarchie

Lo scontato imminente trionfo della destra non è un unicum, uno sconvolgimento delle nostre fondamenta costituzionali. Esso si colloca piuttosto in un quadro di sostanziale continuità con un passato in cui l’élite dominante nostrana ha puntato su diversi cavalli pur di controllare le leve del potere reale. Per incrinare questa linea è importante sostenere le forze, dal M5S in giù, più invise al mainstream.

Favole elettorali per un governo della destra

Il programma di governo del centrodestra è sintetizzabile in sette parole: “aumentare le spese e diminuire le tasse”. Di più, grazie a una sorta di gioco di prestigio, le parole deficit e debito evaporano e scompaiono. Come se il problema non esistesse. Le campagne elettorali sono piene di promesse “disinvolte” ma le favole sono più adatte ai racconti per bambini.