La Corte dei Conti smonta il ponte sullo Stretto

La Corte dei Conti ha negato il visto e bloccato l’iter del Ponte sullo Stretto. Non c’è stato neppur bisogno di scendere negli aspetti tecnici. È bastato esaminare la mole di inadempienze, violazioni formali, mancanza di documentazione per avere conferma di un dato chiaro e impressionante: l’interesse del Governo non è la costruzione del Ponte ma l’operazione politico-propagandistica e finanziaria sottostante al progetto.

Tutti a sciare, ovvero la fabbrica della neve

Sulle Alpi non nevica (quasi) più. Ma allo sci non si rinuncia. Così è una corsa alla neve artificiale, o programmata, o finta che dir si voglia, oggi prodotta in modo crescente e con garanzie di qualità qualunque sia la temperatura dell’aria. Peccato che i costi energetici e il consumo di acqua siano elevatissimi, taanto da richiedere (anche) ingenti interventi pubblici di sostegno.

Le grandi opere, ovvero i giocattoli di Salvini

In attesa di riconquistare il ministero dell’Interno, Matteo Salvini si destreggia tra le grandi opere, dalla Torino-Lione al Ponte sullo Stretto, sparando numeri e cifre a caso con una disinvoltura che gli vale ironie e insulti da parte degli stessi compagni di maggioranza. Ma la questione non è solo Salvini: è l’intero Governo che considera la politica delle grandi opere come un gioco di cui non rispondere a nessuno.

Ponte sullo stretto: 18 volte no

Il progetto definitivo è stato approvato ma la realizzazione del ponte sullo Stretto è ancora soggetta a ulteriori passaggi: per nulla scontati, date le numerose controindicazioni. Intanto una cosa è certa: l’interesse pubblico soccombe rispetto a quello privato. Addirittura, in caso di mancata realizzazione dell’opera è previsto il pagamento di una penale di 1,5 miliardi di euro all’impresa di costruzione. L’importante è garantire i privati!

Metti una domenica d’agosto al TG3: il TAV costa troppo ed è di là da venire…

La notizia è del TG3 piemontese delle 14.00 di domenica 3 agosto: i costi della Torino-Lione hanno raggiunto i 25 miliardi; l’UE ha deliberato un contributo di soli 700 milioni; dunque o se ne faranno carico Italia e Francia, con un esborso di due volte il ponte sullo Stretto, o la messa in esercizio nel 2033 sarà impossibile. Se lo dice addirittura la Rai…

Suonare Mozart costa, oggi più di ieri

Le polemiche tra il mondo dello spettacolo e il ministro della Cultura rivelano, oltre all’intolleranza di quest’ultimo, un problema strutturale. A differenza della produzione manifatturiera, i concerti, il teatro, il cinema (e molte altre attività) richiedono gli stessi addetti di un secolo fa, ma con costi molto più elevati. E il mancato aumento della relativa spesa equivale a un de-finanziamento. Ma la politica non se ne accorge.

Quel fantomatico ponte tra Scilla e Cariddi resuscitato da Matteo Salvini

Di nuovo il ponte sullo Stretto: e rispunta il modellino di viadotto a una sola campata, presentato anni fa da Berlusconi a reti unificate e ora resuscitato da Salvini. Ma intanto il preventivo è raddoppiato: 15 miliardi a cui si aggiungono la scontentezza dei locali, il calo dei trasporti, le infiltrazioni mafiose… Senza contare i costi di manutenzione: a meno che non si voglia ripetere l’esperienza del viadotto genovese sul Polcevera.