Ettore Choc è nato a Torino nel 1947. Laureato in economia ha insegnato
diritto ed economia nelle scuole secondarie di secondo grado ed è stato dirigente scolastico. Attualmente in pensione studia e analizza i meccanismi di funzionamento della pubblica amministrazione a livello locale.
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Nei primi anni 2000 il Comune di Torino sottoscrisse un gran numero di derivati, che hanno comportato perdite ammontanti, a fine 2023, a 180 milioni di euro. Ora il Comune ha iniziato, al riguardo, una causa contro Dexia, JP Morgan e Intesa San Paolo. Ma tutto è circondato dal massimo segreto. Peccato, perché la causa potrebbe gettare una qualche luce sui rapporti, non sempre chiari, tra banche e Comune.
Il Po è sempre stato una presenza viva e importante nella vita dei torinesi. Nei secoli le sue rive sono state costellate di opere e parchi fluviali che hanno avuto grande sviluppo soprattutto in anni recenti fino a realizzare un percorso ciclo-pedonale tra i più affascinanti d’Italia. Non tutti gli amministratori dei comuni interessati sono ugualmente attenti ma, quando mancano, ci pensano i cittadini.
In un’aula semivuota il Consiglio comunale di Torino ha approvato a maggioranza, in poco meno di due ore, il bilancio consuntivo 2023. Gli aiuti dello Stato (362milioni negli ultimi 3 anni più 113 previsti nel 2024) e gli investimenti del Pnrr (420milioni) hanno determinato il ritorno in positivo della cassa. Ma, se non si interverrà sui nodi strutturali del debito, ci ritroveremo, già nel 2026, con la melma alla gola.
A Torino i genitori degli alunni pagano l’82% del costo del servizio mensa, mentre gli utenti degli impianti sportivi pagano solo il 3% dei costi. L’assessora spiega la scelta sottolineando che lo sport è un mezzo di inclusione sociale. Giusto! Ma la scuola non è uno strumento altrettanto importante nella stessa direzione?
Il 63% del debito della Città di Torino è composto da mutui a tasso fisso soggetti a un interesse medio del 4,5% e, per lo più, con la clausola che, anche in caso di estinzione anticipata, deve essere pagato l’intero ammontare degli interessi. Evidente l’impasse in cui si trova il Comune e il danno che ne deriva. Ma l’assessore competente si allinea.
A Torino solo il 66% delle multe stradali comminate nel periodo 2005-2016 è stato incassato mentre il 34% è stato cancellato senza conseguenze per i trasgressori. Cioè ci sono 323 milioni di euro di multe messi a bilancio, impegnati, spesi e mai incassati, ora definitivamente persi. Un premio a chi non paga ma anche la sottrazione di risorse ingenti che sarebbero preziose per le casse comunali sempre in difficoltà.
In questi giorni il Comune di Torino ha approvato il bilancio preventivo 2023 e il conto consuntivo 2022. I numeri raccontano uno scenario fatto di luci (la pioggia di soldi proveniente da stanziamenti governativi, patto per Torino e PNRR) e di ombre (mancata soluzione dei problemi strutturali). Così c’è il rischio elevato che fra tre o quattro anni ci si trovi nuovamente seduti per terra…
Il Comune di Torino paga tuttora, ogni anno, 15 milioni di euro per contratti derivati stipulati nei primi anni 2000. Oggi una sentenza del Tribunale di Londra, emessa con riferimento al Comune di Venezia, apre la possibilità di una trattativa, specie con Intesa San Paolo, per rivedere i derivati ancora in essere. Avrà il sindaco Lo Russo il coraggio di avviarla? È improbabile, ma staremo a vedere.
Torino è, con Napoli, Reggio Calabria e Palermo, il comune più indebitato d’Italia. Ma la giunta annuncia l’apertura di una nuova fase, vantando il risanamento strutturale del bilancio con conseguente possibilità di investimenti. In realtà, il miglioramento dei conti è dovuto solo all’iniezione di liquidi da parte dello Stato, mentre nessuno dei nodi critici è stato affrontato e risolto.
Torino, come tutte le grandi città del Paese, è in condizioni di grave degrado: la manutenzione degli edifici pubblici e delle scuole è in ritardo, il territorio è pieno di buche, spesso le strisce pedonali sono cancellate, molte piste ciclabili sono solo disegnate e via elencando. Mancano le risorse. Ma perché? E come rimediare (se è ancora possibile)?