L’autonomia differenziata e la Costituzione tradita

Non è solo sciatteria. L’uso dell’identico testo per le pre-intese sull’autonomia differenziata siglate dal ministro Calderoli e dalle Regioni del Nord è, nella forma e nella sostanza, una plateale violazione dei paletti posti dalla Consulta per salvare il sistema da una censura di incostituzionalità. È, dunque, un atto eversivo dell’ordinamento costituzionale che pone una esplicita questione di emergenza democratica.

Scioperare per Gaza

L’imponente partecipazione allo sciopero a sostegno della Global Sumud Flotilla e contro il genocidio a Gaza rinvia al mittente le intimidazioni del Governo. Né bastano a negare legittimità allo sciopero, le censure di una Commissione di garanzia totalmente appiattita sul’esecutivo, in netto contrasto con gli orientamenti della Corte costituzionale e della Cassazione.

L’autonomia differenziata: colpita e affondata

L’autonomia regionale differenziata voluta dalla destra è sparita dall’orizzonte, distrutta dalla Corte costituzionale. A Costituzione invariata i suoi punti cardine non potranno essere riproposti. Resta da vedere – e lo deciderà la Cassazione – se si dovrà procedere a referendum per le disposizioni residue ma, in ogni caso, la “secessione delle regioni ricche” è, allo stato, scongiurata.

L’autonomia differenziata, Calderoli e Maradona

La Corte costituzionale ha “affondato” l’autonomia differenziata targata Calderoli facendo piazza pulita della bizzarra impostazione secondo cui “regionale è sempre meglio che statale” e dichiarando incostituzionali le disposizioni espressione di quell’idea. A questo punto la palla torna al Parlamento e (forse) al referendum, non necessariamente travolto per le disposizioni non cancellate dalla sentenza della Corte.

“Prima i piemontesi”: casa e propaganda politica

Il Consiglio regionale piemontese vara una legge per l’assegnazione delle case popolari. In essa – si dice – saranno privilegiati i residenti in Piemonte da 15, 20 o 25 anni. Poco importa se la Corte costituzionale ha ripetutamente escluso che la residenza prolungata possa aver un peso decisivo al riguardo. Le elezioni sono vicine e quel che conta è sfruttare l’occasione per fare propaganda politica sulla pelle dei più deboli.

Il referendum sulla cannabis e il giudizio della Corte costituzionale. La grande delusione

La Corte costituzionale ha deciso: il referendum “cannabis legale” è inammissibile. Finiscono in fumo oltre seicentomila firme e la possibilità per il popolo italiano di prendere la parola su un tema che riguarda aspetti importanti del vivere in comune. Non era un esito obbligato. Ed è, considerata l’inerzia del Parlamento, un esito deludente che il Paese non merita.

Referendum abrogativo: a che punto è la notte?

Il referendum abrogativo non gode di buona salute. Lo dimostrano la sua torsione in senso manipolativo e il mancato raggiungimento del quorum in tutte le consultazioni degli ultimi 25 anni, salvo quelle del 2011. Per invertire la tendenza occorrono, insieme, “aggiustamenti” normativi e un rafforzamento del Parlamento che eviti di scaricare sul referendum questioni non risolte nella sede naturale.