La competenza dell’idraulico e quella del cittadino

A forza di delegittimare la democrazia e di invocare governi tecnici cresce la vulgata secondo cui le decisioni importanti per la società e per la nostra vita quotidiana le deve prendere chi ne ha le competenze. Non è così. Occorre rilanciare il protagonismo dei cittadini e la loro possibilità di scegliere, rispondendo a una domanda fondamentale: a che scopo una compagine politica sostiene una certa politica o una certa riforma?

Un referendum tutto politico

Il referendum sulla giustizia ha poco a che fare con la fiducia nei magistrati, l’efficienza della giurisdizione e le garanzie del processo. La posta in gioco è il permanere di un potere di governo soggetto a regole che valgono per tutti (anche a tutela di chi dissente) o la sua sostituzione con un potere assoluto, legittimato dal consenso elettorale a fare quello che crede senza limiti e controlli. Difficile avere dei dubbi.

La data del referendum: impedire un colpo di mano del Governo

Secondo una corretta interpretazione della Costituzione, il referendum sulla riforma della giustizia non può essere fissato prima del 22 marzo. Ma il Governo teme che una campagna elettorale adeguata smonti la sua narrativa trionfalistica della riforma e propone di anticiparlo. Uno dei modi per impedirlo è costituire un comitato promotore del referendum da parte dei cittadini che lanci la prevista raccolta di firme.

I giudici e il potere

La magistratura è un potere dello Stato, se pur connotato dall’essere diffuso, e, allo stesso tempo, è un limite al potere. Tutela lo status quo, e dunque il potere, ma può anche garantire i cittadini contro le prevaricazioni. La riforma della Costituzione, indebolendo la magistratura e la sua indipendenza, fa venir meno questa anomalia. Così i giudici saranno chiamati sempre più a garantire il potere e non i cittadini.

Riforma della giustizia: chi ci guadagna e chi ci perde

Le riforme costituzionali non si fanno a caso ma per cambiare gli equilibri in atto. Lo scopo è che qualcuno guadagni potere e qualcun altro ne perda. L’effetto della riforma costituzionale della giustizia è chiaro: l’indebolimento della magistratura attenua il controllo di legalità sull’agire politico e aumenta il potere del governo e della maggioranza contingente mentre a pagarne il prezzo sono i cittadini.

Io non sto con Mario Draghi

Ciò che più colpisce nell’applaudito intervento di Mario Draghi al meeting di Rimini è lo slittamento semantico che gli consente di deformare e stravolgere una storia durata 70 anni, di trasformare i cittadini in consumatori, di inneggiare al mercato e alla sovranità, di sostituire l’eguaglianza con l’equità. Applaudirlo mentre ci prospetta come amministrare al meglio la corsa verso il baratro è un’abdicazione non della politica ma dell’intelletto.