Cop 30, a Belém nulla di fatto

Il cambiamento climatico sta mandando il nostro pianeta alla deriva. Eppure nessun passo avanti si è fatto alla Cop 30 di Belém in Brasile. Di ciò portano gravi responsabilità gli Stati Uniti di Donald Trump, impegnato, tra gli applausi dei suoi cortigiani, nella lotta a favore, e non contro, i cambiamenti climatici. Ancora risuona il suo invito scellerato a estrarre sempre più gas e petrolio. Intanto il mondo ha altre preoccupazioni: il riarmo e le guerre.

Le migrazioni fra noi

Il dossier “Le migrazioni fra noi” del Centro Nuovo Modello di Sviluppo è un forte antidoto contro l’ignoranza, l’ideologia e la propaganda. Un dato per tutti, che fa giustizia di tante narrazioni sulla asserita invasione di migranti: i Paesi che ospitano il maggior numero di profughi sono l’Iran con 3,8 milioni, la Turchia con 3,1, la Colombia con 2,8, la Germania con 2,7 e l’Uganda con 1,7 milioni.

Una “Casacomune” per la conversione ecologica

L’uomo sta distruggendo il pianeta. I disastri prodotti dalla sua azione (a cominciare dai cambiamenti climatici) non sono solo alle porte: sono ormai entrati nelle nostre case. Letteralmente. Eppure i tentativi di arginarli vengono accolti con ironia, irrisione, fastidio. Per invertire la tendenza occorrono informazione e formazione. È ciò che fa da cinque anni, in una certosa ai piedi della Val Susa, l’associazione “Casacomune”.

Lo sguardo del mare sul cambiamento climatico

Una recente decisione del Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare àncora le scelte politiche degli Stati a specifici obblighi di protezione dell’ambiente. Come in un gioco di vasi comunicanti, un “effetto farfalla” alimenta infatti una circolarità di fenomeni nel pianeta, con gravi rischi per le popolazioni più fragili e vulnerabili, sempre più esposte ai danni causati dalle economie delle aree più produttive.

L’acqua: bene comune sprecato

Che l’acqua sia un bene prezioso ma non infinito è cosa nota. Eppure, nel nostro Paese, lo spreco sembra essere la regola e, complice la mancanza di piogge determinata dai cambiamenti climatici, gli effetti cominciano a farsi sentire drammaticamente, nonostante la ricchezza delle fonti idriche. Le aziende e gli enti virtuosi non mancano, ma è l’intervento dello Stato ad essere gravemente carente.

Transizione ecologica versus transizione ideologica

Far roteare le parole e i numeri senza preoccupazioni per la loro coerenza logica ma in modo che colpiscano favorevolmente eventuali cittadini-elettori è da sempre una delle abilità retoriche di Giorgia Meloni. Oggi è la volta dell’affermazione secondo cui i cambiamenti climatici vanno affrontati con una transizione ecologica e non ideologica. Che, decodificata, significa solo che tutto deve restare com’è…

«Non possiamo più convivere con questa corsa verso l’abisso»

Intervenendo alla Cop27 Lula ha, tra i pochi, segnalato la drammaticità della situazione del mondo e assunto impegni precisi per contrastare il cambiamento climatico: «Dimostreremo che è possibile generare ricchezza senza provocare ulteriori cambiamenti climatici e promuovere crescita e inclusione sociale avendo la natura come alleato e non come nemico da massacrare con trattori e motoseghe».

Lotte ambientali, per il lavoro, per i diritti

Fiumi in secca, terreni aridi, ghiacciai che collassano, ondate di calore, alluvioni autunnali: effetti di un riscaldamento globale che non piove dal cielo. Il sistema economico e sociale che devasta il territorio e continua a investire sulle energie fossili per garantire profitti, è lo stesso che precarizza il lavoro, abbassa i salari, calpesta diritti e alimenta le discriminazioni.

Sorella acqua e il suo spreco

Ormai lo sappiamo tutti: l’acqua si sta riducendo drasticamente per le dispersioni, per la siccità e per il cambiamento climatico che porta alla scomparsa dei ghiacciai. E conosciamo anche gli interventi necessari: dal razionamento alla riduzione dei consumi alla necessità di evitare grandi opere inutili che distruggono le sorgenti. Ma la politica continua a comportarsi come se nulla fosse.