Una “Casacomune” per la conversione ecologica

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Anche Cop 29 si è chiusa con risultati deludenti (https://vll.staging.19.coop/ambiente/2024/12/02/cop-29-lennesima-delusione/). Non poteva che essere così. Assenti molti Stati protagonisti dello scenario internazionale, presenti ben 1773 “lobbisti fossili”, in rappresentanza degli interessi dei responsabili di gas climalteranti. Ma una brutta aria tira anche in Europa con i passi da gambero sul Green New Deal della nuova Commissione Von der Leyen deludente ammucchiata alla quale sarà impossibile individuare una rotta collettiva. Così, mentre incalzano i mutamenti climatici in corsa sempre più veloce verso l’irreversibilità, si temporeggia nell’individuare e perseguire strategie globali comuni.

In una generale indifferenza della politica internazionale le conseguenze cominciano a presentarsi in tutta la loro drammaticità per la nostra specie che tuttavia pare orientata a non farsene carico, a non assumersi le responsabilità di introdurre atteggiamenti personali e collettivi che consentano una svolta capace di prendersi cura della casa comune che è la Terra che ci ospita. Qualsivoglia provvedimento, sia pure blando, viene accolto con ironia, quasi con irrisione. Sempre con fastidio. Non solamente da politici di cui è ormai nota la grettezza e l’ignoranza, ma anche da giornalisti e intellettuali che non esitano a imitarli. Così penne argute e corrosive, quasi sempre a servizio di ragionamenti intelligenti e acute denunce, scivolano sulle misure messe in atto dall’Unione Europea. È accaduto, ad esempio, per i tappi legati alle bottiglie di plastica per impedirne la dispersione; una delle cause alla base delle presenza di microplastiche in ogni ambiente, pronte a essere assorbite negli organismi viventi a cominciare da noi.

Che l’opposizione a qualsivoglia determinazione che intenda cambiare i nostri stili di vita incontri l’opposizione di chi dall’attuale sistema trae profitto è nell’ordine delle cose. Che siano i cittadini a non cogliere la necessità di immaginare comportamenti diversi da quelli che ci hanno condotti all’attuale preoccupante situazione fa riflettere. Bisognerebbe cominciare a comprendere che ogni piccolo gesto di responsabilizzazione è utile nel percorso di riconversione ecologica. Più dei miliardi di parole dette e scritte in decenni di incontri internazionali da cui sono scaturite dichiarazioni e impegni per lo più disattesi.

A giustificazione della pigrizia e della insufficiente mobilitazione nei confronti dei rischi che il cambiamento climatico porta con sé viene oggi addotta la cosiddetta “ansia ecologica”. Per vincerla diventa necessario mettere allora in campo due atteggiamenti che sempre dovrebbero accompagnare la vita di ognuno: la conoscenza e la consapevolezza, attraverso l’informazione e la formazione.

È ciò che fa, da cinque anni l’associazione Casacomune, costola ambientalista nata dal Gruppo Abele e da Libera. Il tema ambiente associato a pace e disagio è da sempre nelle corde dei due gruppi fondati da don Luigi Ciotti che si apprestano a celebrare, rispettivamente, i 50 e i 30 anni dalla fondazione. Casacomune è la sorella minore, nata a seguito del monito lanciato da papa Francesco con l’enciclica “Laudato si’. Tra gli obiettivi si è subito posta quello di comunicare, con strumenti diversi – webinar, incontri, seminari, laboratori, corsi di formazione, visite ad esempi concreti di riconversione – temi strategici: dai cambiamenti climatici alla biodiversità, dalle migrazioni ambientali alla crisi idrica, dall’incontro tra religioni e spiritualità e ambiente naturale ai sistemi agroalimentari alle carenze di cibo nel mondo, dagli inquinamenti alla salute pubblica, dalla crisi degli oceani alla perdita di fertilità del suolo, dallo stato delle foreste allo scioglimento dei ghiacciai… Per farlo si è avvalsa di oltre quattrocento esperti in varie discipline che hanno rappresentato l’anima di quella che è presto divenuta una scuola speciale di formazione e di dialogo che ha individuato la sua sede in una Certosa del 1515 tra i boschi della Valle di Susa ai margini di un parco naturale regionale dei Laghi di Avigliana-Palude dei Mareschi.

Il processo di riconversione ecologica è un processo che necessita di tempo ma è l’unica speranza di reale cambiamento delle società e con esso delle prospettive di un impegno che si ripromette di fermare la dissennata corsa verso un pianeta non più vivibile per le generazioni che verranno. Il concetto chiave, che è poi quello che ci ha insegnato la scienza ecologica, è che ogni cosa è connessa, tutto è in relazione. Se l’evoluzione delle specie, di cui Charles Darwin ci rese edotti, viene oggi attribuita non già alla competizione quanto alla collaborazione, la meccanica quantistica è riuscita a dimostrare che la connessione tra elettroni va al di la dei concetti di spazio e di tempo. Ed è ancora Darwin che, studiando negli ultimi anni della sua vita i microrganismi (L’azione dei vermi,1881), ci ha esortati ad assumere consapevolezza di quanto anche gli organismi apparentemente più insignificanti hanno un ruolo fondamentale negli equilibri bioecologici del nostro pianeta. Proprio per questo Casacomune ha voluto dedicare al lombrico il sentiero autoguidato recentemente inaugurato all’Arboreto della Certosa dove, tra natura spontanea e piante coltivate, si può essere protagonisti di una vera e propria lezione dal vivo sulle relazioni tra organismi viventi (piante e animali) e il loro substrato fisico (terreno, rocce, acqua, sole…) e sui diversi habitat che ne consentono la vita.

All’orizzonte un 2025 che sarà dedicato soprattutto alle ecomafie, all’agroecologia, alle nuove professioni verdi e alla gestione forestale tra servizi ecosistemici, filiera del legno e tutela del patrimonio ambientale e culturale delle foreste vetuste.

Se con l’educazione ambientale troviamo la chiave per comprendere la nostra casa comune e le radici stesse della vita, allora potremo sostituire l’eco ansia con l’eco impegno e sentirci protagonisti di un rinnovato patto per mantenerla bella e giusta come solo equilibrio ambientale e giustizia sociale la possono rendere.

Gli autori

Valter Giuliano

Valter Giuliano, giornalista professionista, Accademico dell’agricoltura, è stato presidente nazionale della “Pro Natura”, consigliere della Regione Piemonte e assessore alla cultura della Provincia di Torino. È consigliere comunale di Ostana, dove ha fatto nascere il “Premio Ostana. Scritture in lingua madre / Escrituras en lenga maire”. Già direttore di “ALP”, ha fondato e diretto “Passaggi e Sconfini”. Direttore responsabile di “Natura e Società” e di “ Obiettivo Ambiente”, dirige “Segusium. Arte e storia della Valle di Susa”.

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