25 aprile 2025: la posta in gioco

Senza ripudio della guerra e rifiuto del riarmo, senza solidarietà e accoglienza dei migranti perseguitati nei loro paesi, senza una ferma opposizione alle limitazioni delle libertà di riunione e di manifestazione, senza una difesa intransigente dell’assetto costituzionale non c’è 25 aprile, non c’è festa della Liberazione. C’è, al contrario, una svolta autoritaria. Guai a dimenticarlo o sottovalutarlo.

Parlare del 25 aprile a scuola

Parlare di 25 aprile a scuola impone, oggi, di confrontarsi con la diseducazione politica di giovani cresciuti in anni di pace e benessere, lontani da situazioni belliche, che sono per questo sottovalutate tanto da portare – come accade nella mia scuola – all’accettazione del riarmo. A fronte di ciò occorre proporre un “riarmo ideologico” che muova dal rifiuto di ogni forma di autoritarismo, di sopruso e di discriminazione.

Dopo il 25 aprile: fuori dalle convenzioni e dai riti

È stato, a Milano, un grande 25 aprile. Persino la questura ha dovuto pronunciare, a denti stretti, il numero di 100mila. C’erano ampie rappresentanze delle organizzazioni sindacali, sociali e politiche, ma a fare da traino erano gruppi eterogenei, uniti da slogan e striscioni inusuali e inediti, inneggianti all’anti-fascismo militante e al sostegno alla Palestina. Non è stato un déjà vu: bisogna saperlo e volerlo leggere.

Il nostro 25 aprile in due libri

Giorno dopo giorno, la matrice fascista del partito di maggioranza e della cultura politica della presidente del Consiglio diventa più chiara. Perché sempre meno dissimulabile, ma anche sempre meno dissimulata. Due libri recenti, di Luca Casarotti e di Gastone Cottino, ce lo segnalano con precisione mettendoci in guardia contro i pericoli che sono alle porte e ricordandoci che il 25 aprile è un giorno di scelte.

La responsabilità popolare della Liberazione

Il 25 aprile è il giorno in cui ci ricordiamo che la Costituzione e l’antifascismo sono pratica quotidiana, non celebrazione occasionale. Ricordare e manifestare il 25 aprile non è solo un atto di protesta e di lotta contro chi ci governa e chi non ci rappresenta, ma è soprattutto un modo per ricordare a noi stessi la nostra responsabilità, il nostro compito di esercitare, ogni giorno, la sovranità che la Resistenza ci ha conquistato.

Milano, 25 aprile: una mobilitazione per riprenderci identità e voce

Trent’anni dopo il 25 aprile 1994, che pose un argine all’avanzata della destra, è fondamentale ritornare in piazza a Milano. Non per un patetico amarcord o per l’illusione che si ripeta il miracolo di allora. Ma per riprenderci cose che in questi anni abbiamo perduto: l’antifascismo, l’identità, il territorio, la voce. Ci vuole coraggio a misurarsi con quel 25 aprile. Ma, se non lo facciamo, abbiamo già perso.

Il 25 aprile con un partito fascista al governo

In questo 25 aprile il fascismo può apparire nuovo e diverso, ma il suo obiettivo è sempre e comunque lo stesso. Forse non torneranno in Italia i fascisti col fez e la camicia nera, ma potremmo veder nascere un regime violentemente razzista e autoritario. Per questo non dobbiamo limitarci a celebrare le gesta dei nonni: dobbiamo impegnarci perché i nostri figli non siano costretti a ripeterle.

L’antifascismo spiegato a mio figlio

In questo 25 aprile che ci dice l’evidenza del tempo presente con la stessa efficacia di una coltellata, non voglio esibire l’orgoglio del vincitore ma l’umiltà ostinata del combattente. In funzione di una democrazia incarnata e non solo difensiva. Perché il 25 aprile sia una garanzia per il futuro di mio figlio e dei ragazzi come lui e non solo la celebrazione del nostro passato.

Una scuola antifascista: il vostro dovere, il nostro impegno

Nelle nostre scuole e nelle nostre università le violenze fasciste si moltiplicano. Ma voi, presidente del Consiglio e ministri, preferite rimuoverle sistematicamente e non parlarne. È un problema che non volete e non sapete affrontare. Noi, per parte nostra, continueremo a mobilitarci contro la barbarie di ieri e di oggi. Ma – sappiatelo – sarebbe un vostro dovere.