La trasformazione della solidarietà in terrorismo

L’ordinanza con cui il l’autorità giudiziaria di Genova ha disposto la custodia in carcere di alcuni attivisti accusati di avere raccolto fondi “per finanziare il terrorismo di Hamas”, fondata com’è su ricostruzioni unilaterali e su documentazione proveniente dall’esercito israeliano, sembra una tappa della strategia in atto, nel nostro Paese, di creazione del nemico islamico e impone una crescita della vigilanza democratica.

Il terrorismo dimenticato di Israele

Il terrorismo in Palestina non nasce, come vorrebbe una diffusa vulgata, con Hamas. A praticarlo, sin da un secolo fa, sono state diverse organizzazioni paramilitari sioniste, a cominciare dalla Banda Stern, dalle cui fila sono usciti capi del Governo israeliano come Yitzhak Shamir e Menachem Begin. Ed è una pratica che perdura tuttora con l’assassinio politico di leader palestinesi in patria, nei paesi vicini e anche in Europa.

Un mandato di cattura per Netanyahu?

Voci filtrate dalla Corte Penale Internazionale parlano di una possibile prossima emissione di mandati di cattura nei confronti di Netanyahu da un lato e dei dirigenti di Hamas dall’altro. Ciò avverrebbe in forza di un’interpretazione estensiva della giurisdizione della Corte. Se così sarà, è auspicabile che la decisione contribuisca a un immediato cessate il fuoco e impedisca la commissione di ulteriori crimini.

Caro Habermas, non si può incoraggiare il silenzio

Asef Bayat, studioso iraniano-americano del Medio Oriente, risponde all’ammonizione di Jürgen Habermas ad evitare critiche ai bombardamenti su Gaza perché il diritto all’esistenza di Israele merita una protezione speciale alla luce dei crimini di massa dell’era nazista: «Ma come dovrebbero deliberare le persone su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato se non è permesso loro di parlarne liberamente?».

Gaza. Operazione “Spade di ferro”

Le ampie autorizzazioni concesse all’esercito per bombardare obiettivi non militari, l’allentamento delle restrizioni sulle morti di civili previste e l’uso di un sistema di intelligenza artificiale per generare un numero di obiettivi più vasto di sempre hanno contribuito alla natura distruttiva delle prime fasi della guerra di Israele nella striscia di Gaza. Lo rivela un’indagine delle testate israeliane +972 Magazine e Local Call.

Israele. Muoia Sansone

Con la rappresaglia bellica, Israele rischia, come nel mito biblico di Sansone, di provocare anche a se stesso ingenti danni. E ciò benché ci siano alternative: dimissioni del Governo Netanyahu, liberazione di Marwan Barghouti, piano per una confederazione israelo-palestinese, dispiego dei “caschi blu” dell’ONU nei Territori. Utopie? Probabilmente. Ma è tempo di provarci e di smettere di versare sangue.

«Una volta in Palestina eravamo fratelli», intervista ad Ali Rashid

Ali Rashid, già rappresentante dei palestinesi in Italia, continua a sognare uno Stato democratico per due popoli e racconta: «Il villaggio delle mie origini, Lifta, era un rifugio sicuro per gli ebrei che scappavano dal fascismo e dal nazismo che li annientava nella tragedia dell’Olocausto e, quando ci torno, penso a mio nonno che andava a Safad in Galilea per comprare un foulard di seta dalla comunità ebraica».