Lo sport tra vetrina e strumento di democrazia

Lo sport è una metafora della società. La sua essenza non è la prestazione ma la capacità di cogliere il senso della sconfitta e quello della vittoria. E, per questa via, di interrogare la società, di disturbare il potere, di difendere la complessità. La politica sportiva dovrà, dunque scegliere se usare lo sport come vetrina o riscoprirlo come strumento di civiltà, sapendo che non servono più stadi se non si formano cittadini.

Francesco, ovvero la pace attraverso l’etica e il diritto

La scomparsa di papa Francesco non attenua – non deve attenuare – la forza del suo insegnamento sulla questione della pace e della guerra, consolidato da riflessioni etiche e giuridiche che spaziano dalla messa al bando delle armi nucleari fino alla guerra in Ucraina. In questa temperie Francesco si è proposto come l’unico leader politico capace di opporsi alla catastrofe rivendicando le ragioni dell’etica e del diritto.

La pace non si fa solo preparando la guerra

L’Unione Europea non trova un accordo sull’ora legale, ma vuole realizzare poderosi eserciti che le consentano di trattare alla pari con Usa, Russia e Cina. E, nell’attesa, approva risoluzioni in cui straparla del proprio contributo alla «vittoria militare decisiva» dell’Ucraina. A ciò concorrono 25 deputati italiani al Parlamento europeo da cui ci aspettiamo, ora, una proposta di modifica dell’art. 11 della Costituzione.

L’Ucraina, le bugie e l’impossibilità di vincere

Ora lo riconosce anche Zelensky: l’Ucraina non può vincere, cioè liberare tutti i territori aggrediti e fracassati dai russi: non per mancanza di armi e munizioni ma per mancanza di altri uomini da mandare al macello. Ciò era evidente fin dall’inizio. E ora qualcuno dovrà dare delle risposte ai morti e ai feriti. Dovrà darle chi – la Nato e l’Occidente – ha continuato a promettere una vittoria impossibile.

Dopo l’attentato di Mosca: per non diventare “bestie con le zanne di uranio”

Il terribile attentato di Mosca si inserisce in una situazione internazionale bloccata nella quale l’unico paradigma in campo, dall’Ucraina a Gaza, è lo scontro armato, fino alla vittoria. Variano, tra le parti, le valutazioni sulle responsabilità, non le prospettive di soluzione dei conflitti. Eppure, se non saranno messi in capo strumenti alternativi nonviolenti, l’esito non potrà che essere la reciproca distruzione.