Psicologia è pace? Riflessioni in tempi di guerra

“Psicologia è pace. Costruire ponti non muri”: è il titolo scelto dall’Ordine degli psicologi per la Giornata Nazionale della Psicologia 2025. Titolo avvincente, ma lontano, purtroppo, dagli atteggiamenti più diffusi tra gli operatori del settore in cui prevalgono l’incentivazione alla diffidenza o addirittura all’inimicizia verso l’altro e la propensione a curare i danni della guerra anziché a creare un clima idoneo a prevenirla.

Valorizzare la montagna?

Ogni grande opera che incide sulle montagne, magari per fare nuove funivie e piste di sci, viene chiamata dagli amministratori “valorizzazione”. Il termine denuncia una visione del mondo secondo cui la natura in quanto tale non vale nulla e assume un valore (monetario ed estetico) solo a fronte di un intervento umano. Eppure i fatti mostrano l’esatto contrario e richiedono il riferimento a un altro termine: difendere.

All’Europa servono più armi o una politica diversa?

In Ucraina i morti salgono vertiginosamente e il fronte non si è spostato molto. Tutti i paesi europei insieme possono contare su due milioni di soldati, la Russia su un milione e mezzo. Gli Europei spendono più di 400 miliardi di dollari nella difesa, la Russia 90 miliardi. La domanda è d’obbligo: all’Europa servono più armi o una politica diversa e un forte progetto comune intorno a valori basati sul progresso e la solidarietà?

Genocidio, difesa di Israele e antisemitismo

C’è chi, anche autorevole, contesta l’uso della parola genocidio per descrivere il massacro dei palestinesi a Gaza. A torto, stando alle definizioni delle convenzioni internazionali. Ma soprattutto è improprio affermare che l’uso del termine alimenterebbe l’antisemitismo. A ben guardare, infatti, sono i crimini e le distruzioni dell’esercito israeliano che resuscitano o alimentano i fantasmi dell’antisemitismo.

“Piano Draghi”: non ci siamo

Il piano Draghi non fa bene all’Europa: favorisce l’ulteriore concentrazione del potere economico e politico, accresce le disuguaglianze e aggrava la distanza delle istituzioni dai bisogni di cittadini e cittadine, individua la difesa come volano dello sviluppo, relega l’UE in una posizione internazionale rigidamente predeterminata e non necessariamente conveniente. Questa l’analisi del Forum Disuguaglianze e Diversità.

Israele, l’Occidente e il trionfo della barbarie

Israele sta realizzando un cambio di paradigma che ci riguarda tutti. Fino all’inizio del millennio l’Occidente riconosceva, seppur strumentalmente, che l’esercizio della violenza aveva un limite nelle regole del diritto. Oggi quel limite è caduto. Il desiderio di annientamento dell’altro non ha più alcuna legge a cui riferirsi. La violenza della “civilizzazione” è stata sostituita dalla barbarie dell’Occidente e della sua inciviltà.