L’utopia concreta del 25 aprile

Il 25 aprile non può essere una festa stanca e rituale. Il suo significato è la reiterazione dell’impegno per l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza. Una costituzione che tiene insieme democrazia politica, diritti per tutti e pace e che è il naturale riferimento per le lotte “dal basso” tese, su vari fronti ma nella stessa direzione contraria, a costruire un’alternativa, un’utopia concreta.

25 aprile 2022. La Resistenza per la pace

La pace è stato uno degli ideali, se non l’ideale supremo, della Resistenza, in Italia e in Europa. Lo si percepisce nelle Lettere dei condannati a morte della resistenza, animate, pur nelle differenze, da un comune sentire in cui campeggiano il ripristino della libertà, la realizzazione di una maggior giustizia sociale e il ritorno a uno stato di pace dopo una lunga guerra devastatrice.

La pace era solo una tregua

Le immagini, terribili, della guerra in Ucraina ci fanno toccar con mano che la pace è stata, per noi, solo una (seppur lunga) tregua. Pensavamo che fosse un dato ontologico che niente e nessuno ci avrebbe mai portato via. E invece questo nostro tempo sembra essere quello in cui le tempeste si moltiplicano e si intensificano in vista di una più che temibile tempesta perfetta.

Gli alpini, la retorica, la guerra

La verità sulla campagna del 1942-1943 in Russia non è quella evocata nell’istituzione della Giornata della memoria e del sacrificio degli Alpini ma quella descritta in molte opere di Nuto Revelli e sintetizzata nelle parole di uno dei sopravvissuti: «È triste il ritorno dalla guerra. Contadino, mi sono trovato senza forze, senza salute, senza niente. […] Spero di non vedere mai più una guerra. Basta con la guerra».

Il “belpaese” delle violenze e dei falsi di polizia

L’omicidio di Stefano Cucchi e il processo che ne è seguito confermano che l’abuso di potere, la pratica della tortura, la falsificazione degli atti, la copertura dei responsabili, l’insofferenza per le verifiche della magistratura non sono eventi eccezionali in un contesto sano e leale, ma elementi ricorrenti nella condotta delle nostre forze dell’ordine. Da qui occorre ripartire, senza rimozioni, per un reale risanamento.

La morte evitabile di Stefano Cucchi, i giudici, il potere

Stefano Cucchi è morto, ucciso dalle botte di chi avrebbe dovuto custodirlo, il 22 ottobre 2009. E ci sono voluti 12 anni e mezzo per arrivare alla condanna definitiva dei carabinieri responsabili. Eppure la genesi di quella morte orribile era chiara fin da subito ed era stata denunciata anche da voci interne alle istituzioni. Ma per troppo tempo, a fianco di chi ha taciuto, c’è stato chi non ha voluto vedere.

La lanterna magica dell’informazione

L’informazione funziona sempre più come una lanterna magica: proietta immagini evocative, che annullano la complessità e sollecitano ciò che già abbiamo in testa. È accaduto con il Covid, accade con la guerra. L’immagine base è, per lo più, fedele ma il trucco è proporla in modo da indurre scenari preconfezionati che escludono e criminalizzano dubbi e dissenso.