La lanterna magica dell’informazione

L’informazione funziona sempre più come una lanterna magica: proietta immagini evocative, che annullano la complessità e sollecitano ciò che già abbiamo in testa. È accaduto con il Covid, accade con la guerra. L’immagine base è, per lo più, fedele ma il trucco è proporla in modo da indurre scenari preconfezionati che escludono e criminalizzano dubbi e dissenso.

Il “caso L’Espresso” e la compravendita dell’informazione

L’informazione è comprata e venduta come una merce. La cessione de “L’Espresso” ne è l’ultimo segnale e cade nel momento di massima crisi della carta stampata. La diffusione dei giornali è in caduta verticale e molto cambierà ancora nel giro di pochi anni. Ma ciò, lungi dal produrre rassegnazione, deve spingere alla ricerca di più forti garanzie di indipendenza del giornalismo.

Espresso

“L’ Espresso” e l’Italia che verrà

La vendita dello storico settimanale L’Espresso, seguita dalle dimissioni del suo ultimo direttore Marco Damilano, costituisce uno scandalo editoriale di prima grandezza che conferma, se ve ne fosse ancora bisogno, lo stato miserabile dell’informazione e della politica in Italia. Si chiude nel peggiore dei modi la vicenda di una voce libera, combattiva e presente in tutte le battaglie civili dell’ultimo sessantennio.

Cosa ci insegna l’occupazione delle scuole?

Dopo la pandemia e il confinamento, l’occupazione delle scuole superiori del mese di febbraio è stata, per molte ragazze e ragazzi, un’importante occasione di socializzazione. Ma la sua composizione sociale e la sua “geografia” e diffusione nel tessuto territoriale dimostrano una netta frattura con la politica. Almeno a giudicare da una ricerca sulla situazione torinese.

C’era una volta il Servizio Sanitario Nazionale

La salute come bene comune era l’elemento chiave della legge n. 833 del 1978, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. In 40 anni, peraltro, tutto è cambiato: dapprima con un processo di aziendalizzazione attento ai bilanci anziché alle persone, poi con uno spazio crescente al privato, infine con lo smembramento dell’unico Servizio sanitario nazionale in 21 Servizi sanitari regionali.

La guerra e soldati che non sparano

La storia è piena di guerre, ma anche di soldati che, in varie epoche e su diversi fronti, non si sono impegnati quanto previsto nel colpire, trafiggere, scannare, squartare, massacrare altre persone. Ossia nello svolgere il mestiere per cui erano stati addestrati. È difficile crederlo in questi giorni in cui si sentono quasi solo venti di guerra eppure, a ben guardare, gli esempi non mancano.

La piccola Italia dell’Olimpiade di Pechino

L’Italia torna dall’Olimpiade di Pechino con un bottino di medaglie meno brillante di quanto appaia. 17 medaglie non sono poche ma due soltanto sono d’oro, la gran parte riguarda specialità non di primo piano e l’età dei nostri atleti è piuttosto avanzata. Ciò non autorizza ottimismo per il futuro, nel quale già si vedono rimpalli di responsabilità tra Coni e società Sport e salute.

Ucraina: torni un grande movimento per la pace

Siamo a un passo dal baratro. Lanciamo un appello perché in tutta Italia al più presto si dia vita a iniziative, presidi, manifestazioni unitarie per la pace. Torni un grande e diffuso movimento per la pace, oggi timido, e contro l’irresponsabile corsa al riarmo. Contro il potere della guerra e contro ogni logica imperiale, diamo voce alla pace per l’umanità al potere!

Dalla parte di studenti e studentesse

La scuola italiana non sta bene. Gli studenti e le studentesse che la abitano nemmeno. Così un’ondata di occupazioni e manifestazioni percorre le nostre città: «Ci dicono sempre che i giovani sono il futuro, ed è vero, ma noi siamo anche il presente, siamo qui, ora, facciamoci sentire». Questo è il loro tempo, questa è la loro scuola ed è giusto che se la riprendano. Finalmente.

Il Covid e l’informazione

Anche con riferimento al Covid l’informazione, salvo poche eccezioni, mostra la corda. Si continuano a confondere morti “per Covid” e morti “con Covid” e i dati di riferimento sui vaccini restano pressoché esclusivamente quelli forniti dalla case produttrici (tre multinazionali che hanno fatto profitti da capogiro).