Da quale pulpito signor presidente!

Biden definisce Putin un killer. Probabilmente, in senso tecnico non ha torto. Ma quando si parla di omicidi politici o di interferenza nelle elezioni altrui, non è certo dal pulpito degli Stati Uniti che si possono impartire lezioni. E tutto fa pensare che, in contrasto con le previsioni, dopo Trump si prepari una nuova guerra fredda.

Morti che ci riguardano

Nel 2020 sono state uccise nel mondo ben 331 persone che si battevano per i diritti umani e, spesso, per la salvaguardia del loro territorio, specialmente in America Latina e in Africa. Sono in buona parte “danni collaterali” del nostro sviluppo, che impone deforestazioni, apertura di nuove miniere, estrazione di altro petrolio.

Iraq. L’invito al Papa delle donne Yazidi

Mentre il Papa si accinge alla visita in Iraq è utile rilanciare l’accorata lettera indirizzatagli a gennaio dal Consiglio delle Donne Yazidi di Sinjar con l’invito a fare tappa, durante il viaggio, nella loro città distrutta e razziata dall’Isis, sede di una comunità di fede vittima di un genocidio e tuttavia intenzionata a resistere.

A dieci anni dalle “primavere arabe”

Dieci anni fa, nel mese di gennaio, massicce manifestazioni riempivano le piazze di molti paesi del mondo arabo. Gli effetti sono stati rilevanti anche se eterogenei. Le letture di tali fenomeni sono state peraltro assai spesso superficiali e incapaci di inserirli nelle dinamiche sviluppatesi negli untimi 50 anni in quella regione.

La Corte penale internazionale, Israele, la Palestina

La Pre-Trial Chamber ha riconosciuto la competenza della Corte penale internazionale a giudicare i crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Palestina. Il riferimento è ai crimini commessi «da chiunque» ma il premier israeliano Netanyahu è corso subito al riparo, bollando il fatto come «puro antisemitismo». Non è un bel segnale.

Brasile: il sogno di Bolsonaro e il nostro incubo

Il Brasile contende agli Stati Uniti la palma della peggior gestione al mondo della pandemia, complice un presidente negazionista. Oggetto di numerose richieste di impeachment, Bolsonaro non si arrende e dichiara che solo dei brogli potrebbero portare alla sua sconfitta alle elezioni presidenziali del 2022.