A due mesi dall’inizio della guerra

Il popolo ucraino ha il pieno diritto di resistere all’invasione. E non compete a chi è al riparo dalle bombe dare indicazioni su come deve farlo. Ma tutt’altra cosa è la fornitura di armi e di consiglieri militari al Governo ucraino da parte della Nato e degli Stati ad essa aderenti. Due mesi di guerra dimostrano che ciò ha aumentato morti e distruzioni e allontanato le prospettive di pace.

La guerra piace a chi non la conosce

Gli ucraini combattono per i valori dell’Occidente, diciamo. Per noi. Noi: gli ipocriti. Noi che alimentiamo la guerra, invece di costruire la pace. Noi che ci diamo da fare perché la guerra si prolunghi. Mandiamo armi convenzionali, ci prepariamo a quelle chimiche, rompiamo il tabù nucleare. Eppure, come diceva Erasmo, solo chi non l’ha provata sul proprio corpo può desiderare che la guerra duri ancora.

Inviare armi all’Ucraina è un tragico errore

L’invio delle armi all’Ucraina è un tragico errore. Non per una sottovalutazione dell’aggressione russa ma perché esso non modifica i rapporti di forza sul campo ed espone l’umanità, ucraini inclusi, a pericoli potenzialmente senza ritorno. Pericoli che rivoltano alla radice i termini della logica con cui, fino a questo momento, abbiamo ragionato sulla guerra e sulla pace.

Alla ricerca di una via d’uscita dalla guerra

Se si guardano le cose con realismo e senza demagogia, non c’è, per la guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina, una via d’uscita che sia, insieme, possibile e soddisfacente. La sola strada percorribile è un accordo di pace negoziato. Ha dei margini di ingiustizia. Ma le alternative sono la distruzione dell’Ucraina o una guerra nucleare, e non sono certo migliori di un accordo di pace…

Non indossiamo l’elmetto!

Da quando è iniziata la tragedia della guerra, il 24 febbraio, non è esploso soltanto un sanguinoso conflitto. È dilagato in tutt’Europa lo spirito della guerra, si è materializzata l’immagine del nemico ed è iniziata una mobilitazione bellica nella comunicazione, nella cultura, nelle coscienze. È stata criminalizzata ogni critica ed è, infine, iniziata la corsa non alla pace ma alle armi.

Lo scandalo eterno della guerra

L’unica cosa “vera” e documentabile (seppur marginale nelle cronache e nelle considerazioni politiche) su quanto sta succedendo in Ucraina, sono le vittime, militari e civili, dirette e indirette. L’auspicio è che tutte le vittime “inutili” di questa guerra, unite a quelle dei tanti altri conflitti di cui è fatta la guerra mondiale per frammenti, si trasformino in un grido permanente: basta!

Firenze tradisce La Pira

Papa Francesco torna a Firenze per un convegno della Conferenza episcopale su “Mediterraneo frontiera di pace”. Occasione felice nella città di Giorgio La Pira. Ma c’è una contraddizione: a concludere una sessione c’è l’ex ministro dell’interno Marco Minniti, già costruttore di muri nel Mediterraneo e oggi presidente di MedOr, controllata da Leonardo, tra i primi produttori di armi al mondo.

Vita reale, bollette, inflazione

L’inflazione e, soprattutto, le bollette di luce e gas galoppano. È una questione di approvvigionamenti e di geopolitica ma non solo. C’è anche la finanza, con le sue dinamiche speculative e le sue aspettative di breve e brevissimo periodo, a guidare i processi economici reali. E c’è il rischio elevato che, ancora una volta, l’aumento dei prezzi faccia crescere il numero degli indigenti.

L’ipocrisia delle riforme e la notte della democrazia

In alcuni passaggi del suo discorso di insediamento il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato a restituire centralità al Parlamento. Al di là della retorica, non sembra però che ci sia oggi reale consapevolezza della gravità della situazione, come conferma il carattere confuso e contraddittorio della discussione in corso sulla legge elettorale e sulla riforma dei regolamenti parlamentari.  

Democrazia italiana

Democrazia italiana – Finale di partita

L’elezione di Mattarella, decisa sull’asse che va da Palazzo Chigi al Quirinale, certifica la crisi profonda della democrazia italiana, con un Parlamento delegittimato (da sé) e un Esecutivo sempre più autonomo. Mentre si profila la minaccia mortale del Presidenzialismo, che permetterebbe al primo demagogo di turno di prendersi il Paese intercettando le passioni tristi di un popolo disorientato. È questo il pericolo contro cui combattere, da ora!