Il carcere è, per la “società libera” un’isola sconosciuta: per disinteresse, per mancanza di informazioni da parte dei media, perché è una “istituzione totale” per eccellenza, priva di contatti con l’esterno. E poi perché, per i più, i suoi ospiti – i detenuti e le detenute – non meritano alcuna attenzione e anzi, dopo il loro ingresso in carcere, si dovrebbe semplicemente “buttare la chiave”. Neanche l’ormai interminabile sequenza di suicidi e di atti di autolesionismo basta a rompere l’isolamento di una realtà che accoglie e rinchiude, ogni giorno, 62.000 persone, in gran parte senza diritti e senza speranza. Per contribuire a uno sguardo diverso e alla considerazione del carcere come un “pezzo” della società ospitiamo (e lo faremo periodicamente) le noterelle di un insegnate in un istituto penitenziario del Paese, non importa quale. Sono affreschi di vita quotidiana finalizzati a restituire dignità e umanità a una condizione che spesso non ce l’ha. (la redazione).
A un incontro pubblico sullo stato delle carceri conosco Umberto Fugiglando, un giovane ricercatore del Massachussetts Institute of Technology che racconta una vicenda curiosissima.
Stati Uniti, 2013. Alla redazione della rivista Annals of Mathematics giunge una lettera insolita. La firma Christopher Havens, detenuto in un carcere dello Stato di Washington. Racconta che, mentre scontava 25 anni per omicidio, la pena si è inasprita con un anno di isolamento. Nel momento più buio, la solitudine forzata, Chris scopre interesse per la matematica. Il tempo non manca, calcoli e funzioni divengono àncora di salvezza: «numbers have become my passion» scrive nella lettera. La sua preparazione cresce, i problemi che affronta si fanno man mano più complessi. La missiva si conclude con un appello: in carcere non ci sono insegnanti che possano aiutarlo, avrebbe bisogno di un docente col quale confrontarsi per non restare mesi impantanato di fronte a passaggi troppo complessi.
Presso la redazione della rivista lavora il genero di Luisella Caire, docente di matematica al Politecnico di Torino: la lettera finisce rapidamente tra le sue mani e il contatto si attiva.
Seppur a distanza, la docente coglie in fretta le potenzialità dell’allievo. Prende vita un singolare tutoraggio scientifico epistolare che presto, per saziare la fame onnivora del detenuto matematico, coinvolge Umberto Cerruti, marito della Caire, anch’egli matematico di professione.
Chris pone quesiti e chiede lumi, talvolta azzarda soluzioni. Dotato di buone capacità artistiche, spesso arricchisce le sue lettere con ritratti di matematici celebri o illustra graficamente i problemi sui quali si arrovella. La corrispondenza d’algebrici sensi continua e nel 2020 porterà addirittura alla pubblicazione di un articolo scientifico firmato da Chris con il prof. Cerruti e altri due ricercatori italiani.
Intanto la sua passione contagia altri detenuti e vengono formandosi in struttura piccoli nuclei di matematici reclusi. Nasce così il Prison Mathematics Project (PMP), che divulga la matematica nei penitenziari trovando approvazione e finanziamenti dal Dipartimento di Giustizia e presto si estende ad altre prigioni federali.
Nel 2017 Chris e i matematici detenuti decidono di organizzare il loro primo convegno. Scelgono di tenerlo il 14 marzo che, secondo la forma della datazione statunitense, altro non è che il 3.14, π. È un successo, che si ripete l’anno dopo, questa volta il 28 giugno, 2π. In quest’occasione, per suggellare l’amicizia e potersi finalmente stringere la mano, partecipano anche la prof.ssa Caire e altri accademici del Politecnico di Torino, accompagnati dallo stesso Umberto Fugiglando.
L’avventura di Chris, dei suoi colleghi e del PMP dura tuttora. Il sito internet del progetto sottolinea con orgoglio che i membri della comunità sono seguiti – non solo scientificamente – anche una volta espiata la pena e invita nuovi volontari interessati a farsi avanti.
Di questa vicenda dai tratti quasi romanzeschi, ciò che colpisce maggiormente chi insegna in carcere è che Chris ha creduto davvero in una speranza. A livello statistico, la possibilità che qualche accademico gli rispondesse era piuttosto bassa, ne era certamente consapevole, però ha lanciato lo stesso l’appello al di là del muro, sperando che fosse accolto. La matematica è stata catalizzatore e terreno d’incontro tra una domanda sincera e appassionata e la generosa disponibilità a condividere il sapere da parte di chi ha consapevolezza che la natura distribuisce i propri talenti senza considerare le condizioni sociali.
Chi ha a cuore l’educazione può dunque brindare al Prison Mathematics Project, in attesa del prossimo convegno. A questo punto, dentro o fuori, poco importa.

Molto interessante. Complimenti. I detenuti sono persone che devono essere incoraggiate a migliorare e a conservare la Speranza in un mondo migliore. Grazie.