Angelo Tartaglia è professore emerito di Fisica presso il Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino. Si occupa, tra l’altro, di impatto delle attività umane sull’ambiente, di effetto serra e di perturbazioni dell’atmosfera generate da immissioni di gas. Da anni è impegnato nell’applicazione della logica dei sistemi ai problemi trasportistici, con particolare riferimento al progetto delle ferrovie ad Alta Velocità. È consulente della Unione Montana Val Susa e del Comune di Torino sulle questioni del TAV.
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Dopo il Parlamento anche il Consiglio Europeo ha deciso che entro il 2030 le emissioni di gas climalteranti devono essere ridotte del 55%. Ottima risoluzione se non fosse che, parallelamente, l’Europa continua a finanziare TAV e grandi opere, che vanno in direzione opposta realizzando dei veri e propri crimini ambientali.
Ora lo scrivono anche i consulenti della Corte dei Conti europea: i dati e le previsioni utilizzati dai proponenti la Torino-Lione per sostenere l’opera sono stati sistematicamente gonfiati al fine di convincere i vertici istituzionali e l’opinione pubblica. Di più, «come un tunnel ferroviario, sia pure di 54 km, possa avere gli effetti indicati sull’insieme dei traffici è un mistero».
L’ultima sortita del premier e della ministra alle infrastrutture è la messa in campo, in alternativa al mitico ponte, di un tunnel sotto lo stretto di Messina. Il caldo di agosto ci ha messo del suo ma più ancora contano le pressioni di Confindustria. Secondo l’antico e sempre attuale detto «Franza o Spagna» con quel che segue.
La Corte dei Conti europea documenta l’inutilità del TAV Torino-Lione. Lo aveva già fatto nel 2018 e altrettanto hanno fatto la Corte dei Conti italiana e quella francese. Ma i dati e gli argomenti non interessano politici, imprenditori e media la cui impostazione è tutta ideologica e appiattita su un modello economico fallimentare.
Clima e ambiente riempiono campagne pubblicitarie e proclami politici. Ma ciò non incide sulle scelte e le pratiche di Governi e imprese. Eppure, per cambiare registro, basterebbe prevedere che nessuna opera può avere finanziamenti se non è corredata da un’analisi indipendente che ne attesta l’idoneità a ridurre la emissioni di CO2 .
Anche un bambino comprende che per stabilizzare il clima in una condizione di tollerabilità occorre ridurre le immissioni in atmosfera di CO2 prodotte dall’uomo e farlo molto in fretta. Anche un bambino ma non, a quanto sembra, il presidente del Consiglio a cui sono rivolte le pressanti e rigorose domande di un fisico.
Durante i dieci anni di scavo della galleria di base della Torino-Lione verrebbero immessi in atmosfera circa 10 milioni di tonnellate di CO2 in più rispetto a quanto si emetterebbe senza il cantiere. Qualcuno si è chiesto se ciò è compatibile con l’obiettivo europeo di ridurre del 50% il rilascio di CO2 nell’atmosfera entro il 2030?
Nonostante il voto del Senato la realizzazione del Tav Torino-Lione è di là da venire. La commedia, passaggi parlamentari inclusi, continua senza che nulla cambi, il merito delle questioni è marginale e le decisioni vengono prese “per altri motivi”. Ma, prima o poi, i fatti prevarranno sulle ideologie e sugli interessi.
Nuove ragioni si aggiungono a quelle di sempre contro la Torino-Lione: dai risultati dell’Analisi costi e benefici alla mancanza del finanziamento necessario, secondo l’accordo Italia-Francia del 2012, per iniziare l’opera. C’è quanto basta perché la trattativa che si apre porti all’abbandono dell’opera.
Per la Torino-Lione è arrivato il tempo delle fantasie e delle “scommesse”. C’è chi evoca una nuova “via della seta” e chi preannuncia frotte di sciatori internazionali in arrivo alla stazione internazionale di Susa (distante decine di chilometri dalle piste). Purché ciò avvenga con denaro pubblico.