Fare memoria

Cosa significa fare memoria in modo propositivo e non semplicemente declamatorio? Significa trasmettere un sistema di valori, di idee, di modi di agire in grado di orientare nelle scelte e di guidare a riconoscere e denunciare i carnefici e gli indifferenti nel mondo. A ciò sono funzionali esperienze di comunità che mettano in dialogo realtà e persone che provano a farlo, ogni giorno, opponendosi alla barbarie.

Il ministro Crosetto e il dirottamento inventato

Il 9 giugno un tweet del ministro Crosetto ha elogiato i militari intervenuti poco prima sulla nave Galata Seaways al largo di Napoli “sventando un dirottamento”. «Bravi!», l’icastica conclusione del ministro. Peccato che, come accertato dalla Procura di Napoli, non ci sia stato nessun dirottamento e i “dirottatori” fossero dei migranti che cercavano di uscire dalla stiva! Restano le imbarazzanti foto dell’intervento…

Il “pacchetto Nordio” e la giustizia dopo Berlusconi

Il pacchetto Nordio sulla giustizia sta provocando polemiche e contrapposizioni. Eccessive verrebbe da dire, trattandosi in realtà di una modesta e minimale accozzaglia di interventi eterogenei, se non fosse per la concezione strumentale del garantismo che, nelle previsioni e nelle omissioni, esso rivela e che lo rende, anziché veicolo di uguaglianza e di tutela, strumento di sopraffazione e di privilegio.

“Senza casa, senza futuro”: universitari e non solo

A oltre un mese dall’inizio della colorita protesta degli studenti contro il caro affitti il quadro è immutato. In Italia solo il 5% degli studenti universitari vive in uno studentato pubblico (contro una media europea del 18%) e i prezzi degli affitti sono sempre più alti. È lo specchio di un Paese in cui manca un piano casa strutturato, con politiche in grado di rispondere alle necessità delle persone e ai problemi dei centri storici.

Kurdistan: il genocidio degli Ezidi

Gli Ezidi sono una piccola popolazione di 500mila persone che vive da secoli prevalentemente nel nord Iraq. Nel 2014 sono stati vittime di una campagna dell’Isis tesa a sterminarli come gruppo etnico. 5mila sono stati uccisi, 7mila sono stati rapiti, 100mila sono arrivati in Europa, 350 mila sono stati costrette all’esodo. Se questo non è genocidio! Ma il mondo tarda a riconoscerlo.

Umanità dispersa: quando la morte non è una livella

Sono disperse nell’Oceano Atlantico cinque persone ricche che erano a bordo di un sommergibile. Sono disperse nel mar Mediterraneo 500 persone povere che erano a bordo di un peschereccio. Dieci navi e diversi robot sottomarini stanno cercando i cinque turisti in fondo all’oceano. Per i 500 poveri si attende che eventualmente il mare restituisca i corpi. Non è vero che la morte è una livella.

Ucraina: chi ha stracciato una pace possibile?

A fine marzo 2022 la pace, in Ucraina, era a un passo. Le trattative di Istanbul avevano portato a un accordo per il ritiro delle truppe russe dalla regione di Kiev, la fine dei combattimenti e la neutralità dell’Ucraina. L’accordo, sottoscritto dai capodelegazione e ora noto, restò allora segreto e venne presto stracciato: a quanto è dato sapere, per l’intervento di Usa e Regno Unito e nel silenzio complice dell’Europa.

Nordio, ovvero intercettando Godot

Già oggi – e ormai dal 2017 – la pubblicazione di conversazioni intercettate incontra forti limiti a tutela, insieme, del diritto alla riservatezza e dell’interesse pubblico all’informazione. L’introduzione di ulteriori restrizioni prospettata dal ministro Nordio è, per questo, priva di giustificazioni e rappresenta semplicemente l’ennesimo tentativo di minare gli spazi della libertà di cronaca e di imbavagliare l’informazione.

Capire: il ruolo (dimenticato) dell’intellettuale

Per il pensiero dominante “spiegare è già giustificare”. Così, con riferimento alla guerra in Ucraina (come in passato di fronte ad alcuni attentati islamici), chi esce dal coro e prova a ragionare è coperto di contumelie. Accade, in questi giorni, a Moni Ovadia. È un atteggiamento tanto facile quanto fallace. Perché il compito dell’intellettuale è quello riassunto nel motto di Spinoza: «Non ridere, non piangere, ma capire».