Rohingyas e Rojava: il crimine del silenzio    

In questa estate, in cui il dibattito pubblico è occupato dalla siccità e dalla guerra in Ucraina, ci sono alcuni grandi assenti. Tra questi i Rohingyas e i popoli del Rojava, nei cui confronti è in atto un vero e proprio genocidio ad opera del Myanmar e della Turchia nel silenzio (interrotto solo da qualche dichiarazione di facciata) e con la complicità della comunità internazionale.

La politica e il barometro dei sondaggi

Con l’avvicinarsi del voto tornano le scintillanti bolle di sapone delle promesse elettorali. Colpa di una classe politica mediocre ma anche nostra: se non altro per il fatto di abboccare, rendendole redditizie, a mirabolanti promesse da imbonitori. Con effetti anche sul dopo elezioni, allorché è facile prevedere che nessun Governo riesce a dispiegare il proprio programma per l’intera legislatura.

Il Messico e la guerra in Ucraina: quando prevale l’indifferenza

Al di là dell’oceano, in Messico, la guerra che scuote l’Europa sembra non esistere: né sul piano istituzionale (data l’ambivalenza del presidente Lopez Obrador) né nella percezione dei cittadini (che vivono a contatto con problemi di disuguaglianza e di povertà di dimensioni inimmaginabili). Le sole reazioni emerse sono quelle dettate dal timore di rovinare le relazioni con Stati Uniti e Unione Europea.

Fantasie di una sinistra possibile

Non esiste oggi, alla vigilia delle elezioni, un fronte schierato in difesa della Costituzione, contro la guerra e per la giustizia ecologica e sociale. E gli apparentamenti abborracciati non servono. Occorre un po’ di speranza e di fantasia. La sinistra si costruisce con un progetto chiaro e alternativo all’esistente. Un governo di destra fa paura, ma ancor di più è da temere la fine della speranza di cambiamento.

A proposito dei due mandati parlamentari

Alla fine il M5S terrà fermo il limite dei due mandati parlamentari. La ragione originaria di tale previsione (realizzare la democrazia diretta) è, nel tempo, venuta meno. Ma ciò basta a travolgere l’idea di limitare il numero dei mandati? Non necessariamente ché l’esigenza di svecchiare la rappresentanza è incontestabile. Non è detto, peraltro, che sia questo l’unico, o il più efficace, strumento.

Per una “coalizione d’emergenza” nel maggioritario

Per arginare gli effetti di una legge elettorale truffaldina e impedire una vittoria della destra al di sopra della sua effettiva consistenza occorre dar vita, per la quota maggioritaria, a una coalizione d’emergenza senza preclusioni per alcuno (ferma la soggettività di ogni forza politica, che si manifesterà nel proporzionale). È quanto chiede un appello di intellettuali e giuristi.

Un fronte unico contro la destra?

C’è chi parla di un fronte elettorale contro le destre. Forse è possibile, anche se l’accordo Letta-Calenda sembra escluderlo, ma ad alcune condizioni. Che non sia un’innaturale alleanza ma un patto tecnico di desistenza nei collegi uninominali che lasci ferma la concorrenza (e anche lo scontro) nel proporzionale. Con un corollario: che i candidati nei collegi uninominali siano personalità riconosciute, o almeno non divisive.

Per la Costituzione ma anche contro la guerra

Le elezioni si avvicinano. Si possono cercare, per i collegi uninominali, soluzioni tecniche o escamotages finalizzati a contrastare la vittoria della destra. Ma occorre, insieme, individuare, per il proporzionale, una proposta politica chiara e ben definita che si collochi a sinistra del Pd. Una proposta che affianchi alla difesa intransigente della Costituzione l’esplicito rifiuto della guerra in corso.

5 novembre, Roma: Non per noi ma per tutte e tutti!

C’è, nel Paese, un problema strutturale di povertà, disuguaglianza e sfacelo ambientale. I cambi di Governo non incidono su questa situazione. La politica si parla addosso e non risponde ai bisogni reali delle persone. Non c’è alternativa: bisogna costruire una imponente mobilitazione dal basso. Per questo scendono in campo centinaia di movimenti e realtà territoriali: a Roma, il 5 novembre.

Contro la repressione del sindacalismo di base

Il 19 luglio a Piacenza militanti del sindacalismo di base (SI Cobas e Usb) sono stati di nuovo sottoposti a misure cautelari. La Procura riprende una impostazione già smentita dai giudici e si spinge a configurare le organizzazioni sindacali come associazioni a delinquere. È un attacco senza precedenti – come denuncia un appello di intellettuali e giuristi – contro i diritti dei lavoratori nel settore della logistica.