Le Corti internazionali e la guerra in Ucraina

Ben tre sono le corti internazionali che si stanno, a diverso titolo, occupando dell’invasione russa in Ucraina (la Corte europea dei diritti dell’uomo, la Corte internazionale di giustizia e la Corte penale internazionale). La loro attivazione è necessaria ma i loro interventi assai difficili anche per la doppia morale che caratterizza gli Stati che dovrebbero sostenerle.

I “putiniani”, come inventare una categoria per eliminare la complessità

La responsabilità della Russia per avere scatenato la guerra in Ucraina è evidente. Ciò, peraltro, non può esimere dall’analisi delle politiche della NATO, dell’Europa e della stessa Ucraina che hanno preceduto l’invasione. Ma l’establishment cerca di impedirlo inventando la categoria dei “putiniani” per rinchiudervi, criminalizzandolo, chiunque voglia approfondire.

Il “belpaese” delle violenze e dei falsi di polizia

L’omicidio di Stefano Cucchi e il processo che ne è seguito confermano che l’abuso di potere, la pratica della tortura, la falsificazione degli atti, la copertura dei responsabili, l’insofferenza per le verifiche della magistratura non sono eventi eccezionali in un contesto sano e leale, ma elementi ricorrenti nella condotta delle nostre forze dell’ordine. Da qui occorre ripartire, senza rimozioni, per un reale risanamento.

La morte evitabile di Stefano Cucchi, i giudici, il potere

Stefano Cucchi è morto, ucciso dalle botte di chi avrebbe dovuto custodirlo, il 22 ottobre 2009. E ci sono voluti 12 anni e mezzo per arrivare alla condanna definitiva dei carabinieri responsabili. Eppure la genesi di quella morte orribile era chiara fin da subito ed era stata denunciata anche da voci interne alle istituzioni. Ma per troppo tempo, a fianco di chi ha taciuto, c’è stato chi non ha voluto vedere.

Tra la pandemia e la guerra: i rischi dell’economia italiana

È difficile, in presenza di una guerra, azzardare previsioni su cosa succederà all’economia. Ma, in ogni caso, di fronte a un’Europa che cresce mentre l’Italia non ne è capace, è prevedibile che l’idea di aiutare l’Italia diventi sempre più impopolare nei paesi europei economicamente forti e che le politiche di austerità diventino sempre più popolari. Con conseguenze che sarebbero drammatiche.

Casa e abitare nel PNRR

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrebbe essere finalizzato a realizzare un futuro di stabilità e di armonia sociale. In esso, peraltro, manca un settore specifico dedicato a un tema fondamentale al riguardo: quello della casa e dell’abitare, che chiama in causa molteplici aspetti. Sotto il profilo economico, poi, il PNRR vi dedica meno di 14 miliardi di euro. Carenze, bisogni e prospettive in un quaderno della Caritas.