Disabilità. L’utopia è la direzione verso cui andare

Intorno alla disabilità ruota un vero e proprio business. E, contemporaneamente, in tante strutture i casi più complessi vengono frettolosamente respinti. Per cambiare le cose, serve un impegno consapevole che i diritti e il benessere delle persone più fragili non sono un lusso ma un obbligo costituzionale. Utopia? Forse. Ma l’utopia non è un sogno impossibile: è una direzione da seguire.

Per vincere l’angoscia: speranza e rivoluzione

Chi spera sa che l’ultima parola su noi e il mondo non è stata ancora pronunciata. Ed è una buona ragione per continuare a vivere. Questo il messaggio dell’ultimo libro del coreano Byung-Chul Han (“Contro la società dell’angoscia: speranza e rivoluzione”), in cui la speranza viene descritta come un sogno ad occhi aperti, solare, fattivo, concreto, benaugurante.

Restare umani e coltivare l’utopia

La scena nazionale e internazionale offre assai pochi elementi di speranza. Occorre reagire, restando umani e coltivando l’utopia di un mondo diverso. Ma non basta dirlo. Bisogna lavorare dal basso, partendo dal “no alla guerra”, perché le realtà sociali, sindacali, di movimento, tutte quelle che si muovono sul terreno dell’impegno solidale, si pongano, accanto alle loro normali attività, questo obiettivo prioritario.

Le metamorfosi del peggio e la storia del meglio

La sinistra non uscirà dalla sua crisi se non tornerà a proporsi obiettivi che hanno a che fare con la struttura della società: redistribuire, garantire l’accesso pubblico e universale ai diritti per tutti e senza condizioni, mettere in salvo la società dalla tracotanza degli interessi privati, “forzare la mano” per permettere ai più deboli di credere nel progresso. Solo così incrocerà i bisogni e le speranze dei più deboli.

La sinistra deve lasciarsi il tempo per nascere

La sinistra non riesce a farsi capire dal suo popolo perché crede di avere già le ricette pronte e che il proprio deficit sia organizzativo. Non è così. Le ricette del passato e il realismo politico (cosa fare per vincere) non servono. Ciò che potrà rilanciare la sinistra non è la promessa di mandare a casa la Meloni ma solo il rilancio di un’altra idea di società, un altro modello di convivenza, un’altra forma di vita capace di far sognare.

Elogio della speranza

Quello di oggi non è il migliore dei mondi possibili, ma solo pensando che sia migliorabile si può partecipare alla vita sociale e politica del paese. La speranza, l’entusiasmo, l’utopia sono le precondizioni di ogni cambiamento e aiutano a parlare, oltre che alla ragione, ai sentimenti delle persone. È tempo che la sinistra ne prenda atto, esca dal ripiegamento su se stessa e riprenda l’utopia di un mondo più giusto.

Riace resiste

C’è una buona notizia: Riace resiste. Quel borgo continua ad essere instancabilmente percorso da Mimmo Lucano (per tutti, ancora, il sindaco) insieme a donne e uomini che accorrono a sostenerne il sogno: anche in questi giorni, in attesa del concerto di Eugenio Bennato, per ascoltare, tra gli altri, Luigi Ferrajoli, uno dei più grandi filosofi del diritto del mondo, parlare dell’utopia concreta di una Costituzione della terra.

Convergere per insorgere nel nome della cura

“La rivoluzione della cura” è il titolo del nuovo libro di Marco Bersani che indica alcune linee per uscire dal capitalismo: la rivoluzione della cura, la sostituzione della competizione con la solidarietà, il potenziamento del mutualismo e del welfare territoriale, la valorizzazione della natura e dei beni comuni come alternativa all’estrattivismo e alla mercificazione. Senza mai rinunciare all’utopia.

L’utopia concreta del 25 aprile

Il 25 aprile non può essere una festa stanca e rituale. Il suo significato è la reiterazione dell’impegno per l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza. Una costituzione che tiene insieme democrazia politica, diritti per tutti e pace e che è il naturale riferimento per le lotte “dal basso” tese, su vari fronti ma nella stessa direzione contraria, a costruire un’alternativa, un’utopia concreta.