Ferragosto in Alaska

A Ferragosto gli occhi dei media saranno puntati sull’Alaska e sul summit tra Trump e Putin. Una nuova tappa della liturgia del mondo bipolare dall’esito assai incerto. Trump pensa a uno stop ai bombardamenti sulle città ucraine e a “scambi” territoriali. Ma è una prospettiva che Kyiv non può accettare. Così è elevato il rischio di un nulla di fatto, salvo lo sdoganamento di Putin dallo status di criminale di guerra.

Quale negoziato per l’Ucraina?

Finalmente in Ucraina le armi possono lasciare il posto al negoziato. Molti, peraltro, continuano a coltivare il mito di una impossibile “vittoria”. Non può essere così. Il cessate il fuoco e il negoziato devono consentire di affrontare con realismo i nodi che hanno provocato il conflitto e aprire un percorso di reale riconciliazione fra russi e ucraini. Nonostante tutto è possibile. Ma bisogna volerlo e non lavorare per la guerra.

La pace non si fa solo preparando la guerra

L’Unione Europea non trova un accordo sull’ora legale, ma vuole realizzare poderosi eserciti che le consentano di trattare alla pari con Usa, Russia e Cina. E, nell’attesa, approva risoluzioni in cui straparla del proprio contributo alla «vittoria militare decisiva» dell’Ucraina. A ciò concorrono 25 deputati italiani al Parlamento europeo da cui ci aspettiamo, ora, una proposta di modifica dell’art. 11 della Costituzione.

La guerra in Ucraina e le bugie dell’Europa

L’Europa ha perso la guerra contro la Russia, condotta con il sangue ucraino e in appoggio subalterno agli USA, e ora si trova umiliata da Trump, che ha cambiato strategia e la tiene lontana da ogni trattativa di pace. A ciò reagisce con il devastante errore di un ulteriore riarmo, fondato su due bugie: che la Russia abbia mosso guerra all’Ucraina per mire imperiali e che minacci di invaderci. Ma le cose non stanno così.

Ucraina: un aiuto mortale

Dopo tre anni di guerra in Ucraina, con quasi due milioni di morti (stando alle dichiarazioni delle parti) e una situazione sul campo immutata rispetto ai primi mesi, le istituzioni europee non riescono a far altro che «esprimere sgomento per i tentativi di riappacificazione tra Usa e Russia» e dichiarare la volontà di «conseguire la pace attraverso la forza». Superfluo dire che questo “aiuto” all’Ucraina è un aiuto mortale.

All’Europa servono più armi o una politica diversa?

In Ucraina i morti salgono vertiginosamente e il fronte non si è spostato molto. Tutti i paesi europei insieme possono contare su due milioni di soldati, la Russia su un milione e mezzo. Gli Europei spendono più di 400 miliardi di dollari nella difesa, la Russia 90 miliardi. La domanda è d’obbligo: all’Europa servono più armi o una politica diversa e un forte progetto comune intorno a valori basati sul progresso e la solidarietà?

Alla ricerca della pace in Ucraina. E l’Europa?

La pace in Ucraina, legata agli interessi degli Stati Uniti e agli umori di Trump, è densa di incertezze. In ogni caso, quando interverrà, bisognerà ricostruire un Paese distrutto e, prima ancora, definire garanzie a salvaguardia della sovranità dell’Ucraina. C’è chi propone l’interposizione di un contingente europeo, ma ciò è irrealizzabile senza un protagonismo dell’UE teso anche a ristabilire relazioni pacifiche con la Russia.

La manifestazione “per l’Europa” dei Repubblica boys: perché no

La giornata dell’orgoglio europeo lanciata dai Repubblica boys è una suggestione ingannevole. Sostenere le politiche dell’Europa, occultandone le responsabilità per la gestione del conflitto in Ucraina, significa, infatti, schierarsi per la prosecuzione della guerra e per l’aumento delle spese militari. E ciò mentre la convergente prepotenza di Putin e di Trump imporrebbe un’iniziativa per sostituire la forza con la politica e la trattativa.