Per non fare afflosciare il soufflé. Spunti per un nuovo soggetto della sinistra

Dopo tante occasioni perdute si ripropone la necessità di costruire un soggetto politico di sinistra. Ci vuole un processo costituente che, peraltro, non può partire né dal Pd, né dal M5Stelle, né dai frammentati, seppur talora vitali, movimenti di lotta. Occorre creare le precondizioni di quel processo: la convergenza su alcuni punti programmatici comuni e, soprattutto, il superamento della separazione tra politica e cultura.

Le ideologie sono morte. Viva le ideologie

Da decenni, soprattutto a sinistra, è in atto una demonizzazione delle ideologie, sostituite da un pragmatismo senza progetto, senza orizzonte ed etica. Ma la “fine delle ideologie” è, in realtà, funzionale al dominio di un’unica ideologia: quella, presentata come l’ordine naturale delle cose, schierata a difesa dello status quo posto che “così va il mondo” e “questo vogliono i mercati”.

Le logiche perdute (e da ritrovare) della sinistra

Perché oggi la sinistra è incapace di fare comunità e di aggregare donne e uomini? Perché si sono inceppati i meccanismi che ne hanno sostenuto in passato il cammino e che ruotano intorno ai concetti di emancipazione, rivendicazione e trasformazione. Solo tornando a coniugare queste prospettive la sinistra può riprendere a costruire discorsi convincenti sul mondo.

Le parole sbagliate della sinistra

Un segno della crisi della sinistra sta anche nel lessico usato dai suoi epigoni. Il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle classi subalterne è stato determinato dalla loro sconfitta nello scontro con il padronato. Ma il lavoro salariato non è scomparso e, per invertire la tendenza, occorre ripartire dalla classe lavoratrice. Senza cercare di sostituirla con qualcos’altro, anche nel lessico.

Altan, gli anni che passano e un sapore dolce amaro

Incontrare Altan è ripercorrere 50 anni della nostra storia sociale e politica. La cosa ha, inevitabilmente, un sapore dolceamaro. Non si può sfuggire all’amarcord ma, insieme, sorge spontanea una domanda: dove sono, oggi, la passione e l’impegno che animavano, negli anni settanta, una parte consiste della sinistra? il “sistema” ha davvero assorbito tutto e tutti?

Sinistra. La lunga marcia verso la sconfitta

I dati sono chiari: le elezioni non le ha vinte la destra, le hanno perse tutti gli altri. E la sconfitta ha radici risalenti. Comincia col sistematico smontaggio del progetto costituzionale iniziato dal centrosinistra 30 anni fa e arriva fino all’entusiastico sostegno al Governo Draghi. L’esito è un’Italia diseguale, abbandonata, antipolitica che ha perso ogni stimolo a votare a sinistra (e a votare tout court).

Dopo la sconfitta, ricostruire la sinistra

La vittoria della destra è stata schiacciante, tanto quanto la sconfitta della sinistra, che, dispersa e senza progetto, rischia di restare solo nell’anima e nella ragione di tanti cittadini. Per invertire la tendenza occorre ricostruire un tessuto civile, politico, culturale, sociale comune. Non sarà facile e dovrà coinvolgere tutte le forze che alla sinistra in qualche modo si richiamano.

Poteva andare anche peggio. No

L’esito elettorale non lascia spazio a interpretazioni. La destra ha vinto e dispone, oggi, di 112 seggi su 200 al Senato e di 235 su 400 alla Camera. Il prossimo Governo sarà guidato da Giorgia Meloni e vedrà, verosimilmente, Salvini al ministero dell’Interno. La sinistra non c’è più. Ed è difficile persino individuare i soggetti che potrebbero concorrere a ricostruirla. Ma occorre ripartire: senza ripetere i vecchi errori.

Non c’è un voto utile. Ma la storia continua dopo il 25 settembre

Inutile tacerlo: non esiste, nell’immediato, un voto utile contro le destre. Non esiste per la configurazione del sistema elettorale e la mancanza di un campo largo che possa contendere collegi alla destra. Non esiste, ancor più, perché non c’è una forza politica forte di sinistra. La strada è un’altra: una costante resistenza, perché la storia cambi direzione.