Legalizzare la cannabis? L’esempio della Germania

Una buona notizia di ferragosto. Il più grosso Paese dell’Unione europea, la Germania, legalizza il consumo ricreativo della cannabis. Dopo le “pulci”, Malta (2021) e Lussemburgo (2023), ora è il Governo tedesco che, con l’approvazione del progetto di legge sull’“uso controllato della cannabis”, si pone come punto di riferimento per una decisa svolta politica al proibizionismo del continente per marijuana e hashish.

Corpi in ostaggio. Se non paghi ti sequestro in ospedale

In molti paesi del sud del mondo, gli ospedali privati, foraggiati dalle istituzioni finanziarie europee per la cooperazione allo sviluppo, sfruttano i bisogni di comunità prive di strutture sanitarie pubbliche. E abusano sistematicamente dei pazienti. Imprigionandoli se non pagano il conto, negando loro il pronto soccorso se sono poveri, strattonandoli con tariffe improponibili. È la finanziarizzazione della salute!

L’ultima frontiera

Dei migranti che arrivano in Italia una parte consistente è in transito. Dalla sola Val di Susa, tra il luglio 2022 e il marzo 2023, ne sono transitati circa 9.000 diretti verso la Francia. I più sono arrivati dalla Tunisia e approdati a Lampedusa. Ma quando arrivano nel nostro Paese, spesso in condizioni di salute precarie, comincia un altro viaggio non meno difficile, come documenta un Report di Medici per i diritti umani.

La salute come diritto universale. Scaduto?

Gli ultimi 50 anni coincidono con un processo di trasformazione radicale della società: da orizzonte di promozione della universalità dei diritti individuali e collettivi a sistema che vede gli umani come variabile dipendente dai “diritti proprietari”. Questa storia insegna che i diritti non “sono” ma possono solo “divenire” inviolabili, come prodotto di un laboratorio permanente di ricerca e generato dal terreno reale.

Tutelare la salute ma non troppo…

Parlamento e Corte costituzionale, parlano, a proposito dell’Ilva, di bilanciamento tra salute ed esigenze produttive. Ma come? Mettendo in conto 5 morti invece di 500? Difficile pensarlo soprattutto dopo che la Costituzione è stata modificata prevedendo che «la Repubblica tutela l’ambiente» e che «l’iniziativa economica privata non può svolgersi […] in modo da recare danno alla salute e all’ambiente».

La salute disuguale figlia della guerra

La guerra in Ucraina (e altrove) e il militarismo ostacolano la giustizia sociale attraverso diversi meccanismi: il drenaggio di risorse per spese militari, la maggiore esposizione delle fasce sociali svantaggiate agli effetti diretti e indiretti dei conflitti, l’impatto in scala mondiale sui sistemi alimentare, energetico e finanziario che colpiscono in maniera sproporzionata il sud globale e le fasce sociali meno abbienti.

Il prezzo del lavoro e della salute

Salute e lavoro sono sempre più marginalizzati. Se si vuole invertire la rotta serve anche la matita elettorale, per premiare le forze che sostengono la sanità pubblica, la scuola pubblica, l’acqua pubblica, la riduzione dell’orario di lavoro, le fonti di energia rinnovabili etc. Ma, a fianco, è necessaria una lotta che dia un chiaro segnale di inversione di rotta che ci veda “resistenti” più che “resilienti”.

C’era una volta il Servizio Sanitario Nazionale

La salute come bene comune era l’elemento chiave della legge n. 833 del 1978, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. In 40 anni, peraltro, tutto è cambiato: dapprima con un processo di aziendalizzazione attento ai bilanci anziché alle persone, poi con uno spazio crescente al privato, infine con lo smembramento dell’unico Servizio sanitario nazionale in 21 Servizi sanitari regionali.