I balli degli iraniani e le lacrime degli antimperialisti

Ci sono iraniani progressisti che gioiscono per l’attacco al loro paese. E ci sono occidentali progressisti che si stracciano le vesti per la morte dell’ayatollah Khamenei. I progressisti, in Occidente e nel Sud del mondo, sanno che questo sistema è ingiusto ma non si oppongono perché hanno troppo da perdere e sognano interventi esterni. Ma non c’è nessun salvatore. Nessun Messia. Solo noi. E la nostra responsabilità.

Per vincere l’angoscia: speranza e rivoluzione

Chi spera sa che l’ultima parola su noi e il mondo non è stata ancora pronunciata. Ed è una buona ragione per continuare a vivere. Questo il messaggio dell’ultimo libro del coreano Byung-Chul Han (“Contro la società dell’angoscia: speranza e rivoluzione”), in cui la speranza viene descritta come un sogno ad occhi aperti, solare, fattivo, concreto, benaugurante.

Lo scisma da un mondo che muore

Nel volume “Lo scisma da un mondo che muore. Jacques Camatte e la rivoluzione”, Michele Garau mette a fuoco l’itinerario teorico del pensatore francese, evidenziando la sua idea di rivoluzione e di critica alla tradizione politica della sinistra. Soltanto un processo di abbandono può provocare la morte del capitale e favorire la nascita di un essere comunitario, i cui tratti tuttavia restano oscuri.

1973-2023. Le parole di Allende: per il Cile e per noi

«Apparentemente possono dirci che siamo riformisti, ma le misure che abbiamo preso significano implicitamente che vogliamo fare la rivoluzione, cioè trasformare la nostra società, cioè costruire il socialismo» (Allende): è la via cilena al socialismo, stroncata nel sangue l’11 settembre 1973. Cinquant’anni dopo resta una grande lezione su tutti i problemi attuali.

L’obiezione di coscienza di don Lorenzo Milani

Ricorre in questi giorni il centenario della nascita di don Lorenzo Milani. Il suo esempio è un invito a uscire dalla generica ribellione, a costruire insieme scavando nelle coscienze, a lavorare per una società che accoglie e include i più fragili, i deboli, i più lontani. La possibilità di un progresso morale dell’umanità non oscurato dal progresso tecnico poggia su un patto che unisca la sovranità alla responsabilità individuale.

Serve un sogno da condividere

La sinistra non ha futuro senza un sogno. Si può resistere e attaccare solo mostrando un’alternativa e raccontando, in modo convincente, che la vita può essere bella se si rimette al centro il rapporto con la natura e con gli altri, che i bisogni fondamentali possono essere soddisfatti senza distruggere l’ambiente, che si possono coltivare le aspirazioni individuali con la partecipazione, la libertà, la creatività.

Maledetta Livorno?

La “scissione di Livorno”, deprecata oggi da molti come simbolo di una vocazione autolesionistica della sinistra, era in realtà inevitabile: la Rivoluzione russa aveva scavato un fossato incolmabile tra riformisti e rivoluzionari. La tragedia fu nel fatto che venne troppo tardi, nella fase del riflusso, come intuì per primo Gramsci.