Firenze città operatrice di pace

La pace è a rischio, a livello planetario, come mai negli ultimi decenni. E Firenze lancia un appello che si ricollega alla tradizione di Giorgio La Pira, di Mario Primicerio, di padre Ernesto Balducci e di molti altri. Di nuovo “Firenze città operatrice di pace” per un impegno concreto e corale contro il riarmo e per la rinascita di una cultura della non violenza a partire dalle scuole e fino all’invio di ambasciatori di pace nel mondo.

Contro il riarmo dell’Europa. Il tempo è ora!

Come un sol uomo, l’establishment occidentale – non solo governi e partiti, ma anche media, Università e antichi protagonisti della contestazione sessantottina – invoca la militarizzazione dell’Europa in vista della guerra. Spetta a noi, uomini, donne e movimenti, potare contraddizioni e disgregazione in quel furore bellico in nome della volontà di pace che percorre i popoli. Il tempo è ora!

Riarmo: una scelta di Meloni, non un’imposizione della Nato

L’talia corre verso una aumento delle spese militari dagli attuali 35 a oltre 100 miliardi all’anno. La vulgata è che si tratta di un obbligo imposto dalla Nato. Ma non è così. Il summit dell’alleanza atlantica del 25 giugno lo ha inserito tra gli obiettivi, ma la dichiarazione che lo prevede non è un accordo vincolante, come il rifiuto della Spagna dimostra. Dunque il riarmo è una scelta, sempre revocabile, del Governo Meloni.

Germania. 100 socialdemocratici contro il riarmo

Mentre l’establishment della SPD tedesca persiste nella sua politica bellicista e di sostegno al riarmo, 100 suoi esponenti di primo piano hanno diffuso un manifesto di segno opposto, con cui invitano la Germania e l’Europa a una politica di dialogo anche con la Russia, di reale indipendenza dagli Stati Uniti, di impegno per il disarmo nucleare, di destinazione delle risorse per diminuire la povertà ed evitare il disastro climatico.

“Europa a mano armata”, il libro contro il riarmo

Le spese militari nei Paesi europei sono in continuo aumento, la reintroduzione della leva militare obbligatoria è tornata al centro del dibattito pubblico, mentre le parole d’ordine dell’Unione Europea sono soprattutto “riarmo” e “guerra”, che mettono in secondo piano il welfare e il benessere dei cittadini. A questo intreccio di problemi è dedicato un amplio e.book promosso da Sbilanciamoci!

25 aprile 2025: la posta in gioco

Senza ripudio della guerra e rifiuto del riarmo, senza solidarietà e accoglienza dei migranti perseguitati nei loro paesi, senza una ferma opposizione alle limitazioni delle libertà di riunione e di manifestazione, senza una difesa intransigente dell’assetto costituzionale non c’è 25 aprile, non c’è festa della Liberazione. C’è, al contrario, una svolta autoritaria. Guai a dimenticarlo o sottovalutarlo.

La pace non si fa solo preparando la guerra

L’Unione Europea non trova un accordo sull’ora legale, ma vuole realizzare poderosi eserciti che le consentano di trattare alla pari con Usa, Russia e Cina. E, nell’attesa, approva risoluzioni in cui straparla del proprio contributo alla «vittoria militare decisiva» dell’Ucraina. A ciò concorrono 25 deputati italiani al Parlamento europeo da cui ci aspettiamo, ora, una proposta di modifica dell’art. 11 della Costituzione.