Carlo Giordana è laureato in Filosofia e Scienze Politiche presso University of Brighton. Dal 2019 vive a Berlino, dove ha conseguito il Master in Sociologia - Società Europee all’Università Libera.
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Nei referendum l’Italia ha messo in scena un rituale di diserzione civica: un’erosione lenta, dove i cittadini non vengono più convinti, ma sedati. È difficile spiegarlo all’estero perché è una patologia prevalentemente italiana. Nel Bel Paese trionfa l’immobilismo politico e la democrazia viene gestita per logoramento, dissuasione e abbandono.
Il nuovo corso della politica tedesca ha come punti fermi una inedita apertura sul debito pubblico e una ulteriore stretta sulle migrazioni. Il segnale è evidente: il debito pubblico non finanzierà spesa sociale ma infrastrutture, riarmo, sostegno alle forze armate israeliane. E il costo della ripresa ricadrà su chi è meno in grado di sostenerlo.
La vittoria delle destre nelle elezioni tedesche evidenzia un paradosso. In esse, infatti, ad essere decisivo è un convitato di pietra: le comunità di migranti e rifugiati che, pur prive del diritto di voto, sono determinanti nel risultato elettorale, per il peso della narrazione che le ritrae come minacce alla sicurezza nazionale, alimentando così paure e scelte in favore dei partiti “d’ordine”