Il movimento e la scintilla

La situazione è disperata. A salvarci – come scrive Marco Revelli – può essere solo qualcosa di straordinario. Un movimento dal basso, un’insorgenza universale e trasversale dei popoli, una mobilitazione oceanica. Un fenomeno che si forma per accumulazioni successive e poi, magari all’improvviso, esplode. Eppure qualcosa sta a noi: creare le precondizioni perché quella mobilitazione avvenga.

Democratizzare il mondo senza i popoli?

Quel che è in gioco oggi nel mondo è il passaggio da un assetto plurisecolare delle relazioni tra gli stati fondato sul dominio “aristocratico” di una o di poche grandi potenze a un’epoca di democratizzazione. Ma ciò non avverrà senza il necessario protagonismo dei popoli. È, dunque, urgente pensare a nuove forme di mobilitazione sulle orme di esperienze come il Forum sociale mondiale di Porto Alegre di 25 anni fa.

Per un’Europa federale: il popolo europeo esiste

L’Unione europea è un’entità in cerca d’autore. Ma la scelta è ineludibile: o si andrà verso gli Stati Uniti d’Europa (coniugati in modo originale) o si regredirà a un’Europa delle nazioni (di cui già abbiamo visto i danni). Non è vero che manca un popolo europeo e che ciò osta a una democrazia sovranazionale. Il popolo europeo, plurinazionale e plurilinguistico, esiste: basta riconoscerlo e dargli voce.

Afghanistan: la normalità e le bugie

La tragedia che si sta sviluppando in Afghanistan è un promemoria per tutti. Se la guerra rimarrà la normalità per garantire gli interessi dell’Occidente, il futuro ci riserverà un mix di narrazioni bugiarde e di poco credibili esercizi di aiuti umanitari. E i popoli, le vite individuali e collettive resteranno variabili dipendenti dalle bugie interessate degli Stati.