La società curda tra prudenza e speranza

Il ritiro delle forze del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) dal territorio turco e il loro trasferimento in Iraq, annunciato il 26 ottobre dalle montagne del Qandil, segna la fine di 40 anni di guerra e l’inizio di una nuova fase della politica curda in Turchia. In attesa delle mosse di Ankara, nella società curda, stremata da decenni di guerra, sembra prevalere la speranza, ma il rischio di un ritorno alla violenza rimane elevato.

Kurdistan: la mossa di Ocalan

Il 12 maggio il Pkk ha annunciato il proprio scioglimento e la continuazione della lotta con strumenti politici. Molti, tra i Kurdi, non capiscono e sono perplessi. Per il Pkk la scelta, subordinata ad alcune condizioni tra cui la liberazione di Ocalan, è necessitata e coerente con l’analisi della situazione del paese. Ma ora occorrono risposte del Governo turco e dalla comunità internazionale, che tardano ad arrivare..

“Tempo di speranza”: una campagna per la liberazione di Abdullah Öcalan

Abdullah Öcalan (Apo), per milioni di kurdi la speranza, la voce che guida nella difesa dell’identità e della vita, è imprigionato da 23 anni nel carcere di massima sicurezza di Imrali in assoluto isolamento. A nulla sono valse le campagne per la sua liberazione, anche per il sostegno degli Stati Uniti al Governo turco. “Tempo di speranza” è una nuova campagna per la sua libertà.

Imrali. L’isola carcere di Öcalan

Öcalan, leader del PKK, è detenuto da 23 anni a Imrali, piccola isola del mar di Marmara, in cui c’è solo il carcere. Un penitenziario isolato dalla terraferma, giunto a contenere 240 prigionieri ma oggi riservato a lui (e da qualche anno ad altri tre detenuti), senza contatti con avvocati e familiari. È la più clamorosa violazione dello stato di diritto a cavallo tra Asia ed Europa.