L’Ucraina e il futuro dell’Europa

La guerra che insanguina l’Ucraina rivela la conflittualità connivente tra la Russia e gli Stati Uniti, potenze imperiali ancor più pericolose perché in declino. Ad esserne vittima, con l’Ucraina e i suoi abitanti, è l’Europa, che si vorrebbe ricondotta sotto il tallone della NATO, dipendente da risorse energetiche fornite dagli Stati Uniti, riarmata nel quadro dell’Alleanza atlantica senza un strategia propria.

Le contraddizioni della guerra e le vie della pace

Nella guerra gli aggrediti hanno tutto il diritto di difendersi, ma alla comunità internazionale spetta costruire percorsi di pace. Gli Stati, invece, moltiplicano le spese militari obbedendo alle lobby industriali, finanziarie e delle energie fossili. In questa situazione la guerra (oggi e in futuro) può essere fermata solo da un grande movimento che tenga insieme la pace, l’ambiente e la giustizia sociale.

Il massacro della guerra e le ragioni della resistenza

Sono confuso. So che la guerra è sempre un massacro. Ma il mio primo riflesso, in questo mese, è stato di provare ammirazione per la resistenza ucraina e di ritenere giusto aiutarla anche con l’invio di armi. Perché, se la comunità degli Stati non è in grado o non vuole cancellare le premesse della guerra, resistere, per chi è aggredito è un diritto umano.

La delegittimazione della pace

Tra gli effetti collaterali della guerra scatenata da Putin contro l’Ucraina c’è, nel dibattito pubblico, una diffusa delegittimazione della pace, relegata ad aspirazione irrealistica di “anime belle”. Eppure le lezioni della storia dovrebbero avere insegnato che – come ha scritto Primo Levi – «dalla violenza non nasce che violenza, in una pendolarità che si esalta nel tempo invece di smorzarsi».

La pace, la scuola e un sindaco “apolitico”

È concepibile che il sindaco di un Comune faccia rimuovere delle bandiere della pace dalle ringhiere di una scuola? Evidentemente no. Per tutti, salvo che per il primo cittadino di un piccolo centro del torinese, impegnato in una impari lotta contro il buon senso e le stesse disposizioni di legge. Più saggi di lui maestre e bambini sostituiscono le bandiere con disegni di pace.

Inviare armi all’Ucraina è un tragico errore

L’invio delle armi all’Ucraina è un tragico errore. Non per una sottovalutazione dell’aggressione russa ma perché esso non modifica i rapporti di forza sul campo ed espone l’umanità, ucraini inclusi, a pericoli potenzialmente senza ritorno. Pericoli che rivoltano alla radice i termini della logica con cui, fino a questo momento, abbiamo ragionato sulla guerra e sulla pace.

Ucraina: che fare?

La guerra in Ucraina si aggrava e le trattative tra le parti non producono risultati. Solo l’intervento di un mediatore autorevole può, forse, aprire qualche spiraglio di speranza. Ma intanto è necessario contrastare il bellicismo diffuso operando contro la produzione di armi e riaprendo la discussione sulla NATO e il suo ruolo.

È permesso immaginare la pace?

La guerra occupa la scena mediatica e non lascia spazio a un’idea di pace che non sia solo assenza di guerra. La nostra “civiltà” ha spazi crescenti per ricerca, produzione, glorificazione delle armi, ma riserva alla pace solo raccomandazioni svuotate di potere, credibilità, esempi. Eppure, se non si cambia paradigma, non ci sarà salvezza: né in Ucraina né nel resto del mondo.