L’obiezione di coscienza della Flotilla, la bestemmia di Netanyahu

Dire di fronte all’Assemblea delle Nazioni Unite, come ha fatto Netanyahu, «lasciateci finire il lavoro», è una bestemmia e un’offesa alla verità e alla memoria. Di fronte a una simile enormità, la Global Sumud Flotilla, lungi dall’essere un’iniziativa “irresponsabile”, è un appello all’umano, un gesto estremo contro l’ingiustizia e la complicità.

La Corte Penale Internazionale, le regole, l’ipocrisia dell’Occidente

Le reazioni di rigetto (esplicito e implicito) al mandato d’arresto contro Benjamin Netanyahu e il suo ex Ministro della Difesa Yoav Gallant evidenziano le contraddizioni e l’ipocrisia dell’Occidente. Per i Governi degli Stati Uniti e dell’Europa, quel che vale per Putin non vale per Netanyahu. Eppure i princìpi e le regole del diritto internazionale dei diritti umani hanno senso solo se universali, altrimenti è razzismo.

“Difendi la Corte Penale Internazionale”

La Corte Penale Internazionale (CPI) è una pietra miliare della costruzione di un mondo più giusto, pacifico e democratico. Per questo i 124 Stati che ne hanno ratificato lo statuto sono tenuti a rispettarne ed eseguirne le decisioni. Anche quelle che riguardano Netanyahu e Gallant, primo ministro ed ex ministro della difesa di Israele. L’alternativa è il cedimento alla legge del più forte, al dominio dell’illegalità.

I crimini di Netanyahu, il diritto, la comunità internazionale

Il mandato di arresto della Corte Penale Internazionale nei confronti di Netanyahu per crimini di guerra e contro l’umanità suggella una serie di interventi univoci delle Corti internazionali che hanno dichiarato l’illegalità delle politiche di Israele nei confronti dei palestinesi. Il diritto ha fatto la sua parte. Sta ora ai membri della comunità internazionale decidere se schierarsi dalla parte della legalità o dell’illegalità.

Gaza: voci ebraiche contro la guerra, anche in Italia

Il 7 ottobre anche noi che viviamo in Italia siamo stati scioccati dall’attacco terroristico di Hamas e abbiamo provato dolore, rabbia e sconcerto. Ma la risposta del governo israeliano ci ha sconvolti: Netanyahu, pur di restare al potere, ha iniziato un’azione militare senza via d’uscita, che ha già ucciso oltre 28.000 palestinesi. Noi vogliamo restare umani e sconfiggere l’antisemitismo crescente con un dialogo di pace.

Israele. Muoia Sansone

Con la rappresaglia bellica, Israele rischia, come nel mito biblico di Sansone, di provocare anche a se stesso ingenti danni. E ciò benché ci siano alternative: dimissioni del Governo Netanyahu, liberazione di Marwan Barghouti, piano per una confederazione israelo-palestinese, dispiego dei “caschi blu” dell’ONU nei Territori. Utopie? Probabilmente. Ma è tempo di provarci e di smettere di versare sangue.

Metti in Israele…

Israele è scosso dalle manifestazioni contro Netanyahu e c’è chi comincia ad accorgersi che è in atto nel Paese una degenerazione para-fascista e che la compressione dei diritti, un tempo limitata ai palestinesi, oggi si estende a tutti. Si aprono così due possibili scenari: o un impegno diffuso per una rigenerazione culturale e politica dalle fondamenta o un duro (se non addirittura cruento) scontro interno al Paese.