Usa-Europa, storia di un’alleanza ostile

L’ostilità degli Stati Uniti verso un’Europa più unita e autonoma – oggi al centro della politica di Trump – ha una lunga storia, intrecciata alla Guerra fredda e al declino americano. Prenderne atto e uscire dall’attuale subalternità agli Stati Uniti consentirebbe di lavorare per un’Europa diversa, dotata di un proprio posto in un mondo multipolare più pacifico e di contribuire alla fine della Guerra fredda.

Riarmo: una scelta di Meloni, non un’imposizione della Nato

L’talia corre verso una aumento delle spese militari dagli attuali 35 a oltre 100 miliardi all’anno. La vulgata è che si tratta di un obbligo imposto dalla Nato. Ma non è così. Il summit dell’alleanza atlantica del 25 giugno lo ha inserito tra gli obiettivi, ma la dichiarazione che lo prevede non è un accordo vincolante, come il rifiuto della Spagna dimostra. Dunque il riarmo è una scelta, sempre revocabile, del Governo Meloni.

Erdoğan: ritratto di un sultano

L’arresto del sindaco di Istanbul İmamoğlu ha riacceso i riflettori su Erdoğan, il sultano del secondo esercito Nato che domina la Turchia arrestando a migliaia gli oppositori. Erdoğan coltiva un marcato fanatismo religioso, sostiene l’Isis, ha mire espansioniste fino alla Libia, reprime il dissenso e gli avversari politici, è attinto da varie indagini per corruzione. È a un personaggio siffato che l’Occidente si affida…

La guerra in Ucraina e le bugie dell’Europa

L’Europa ha perso la guerra contro la Russia, condotta con il sangue ucraino e in appoggio subalterno agli USA, e ora si trova umiliata da Trump, che ha cambiato strategia e la tiene lontana da ogni trattativa di pace. A ciò reagisce con il devastante errore di un ulteriore riarmo, fondato su due bugie: che la Russia abbia mosso guerra all’Ucraina per mire imperiali e che minacci di invaderci. Ma le cose non stanno così.

Alla ricerca della pace in Ucraina. E l’Europa?

La pace in Ucraina, legata agli interessi degli Stati Uniti e agli umori di Trump, è densa di incertezze. In ogni caso, quando interverrà, bisognerà ricostruire un Paese distrutto e, prima ancora, definire garanzie a salvaguardia della sovranità dell’Ucraina. C’è chi propone l’interposizione di un contingente europeo, ma ciò è irrealizzabile senza un protagonismo dell’UE teso anche a ristabilire relazioni pacifiche con la Russia.

Europa, uscire dal vicolo cieco

L’attuale, già enorme, distanza tra cittadini ed Europa non potrà che crescere se continueranno la spinta bellicista, la totale coincidenza con la Nato, il sempre più marcato spostamento a destra, il prevalere dei governi sul Parlamento. Non c’è che una strada: la costruzione dell’Europa come soggetto autonomo governato da regole democratiche con istituzioni trasparenti e legittimate, e retto da una Costituzione.

Gli interessi degli Stati Uniti e quelli dell’Europa

Negli ultimi anni la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa è stata univoca: staccarla dalla Russia, anche a costo di guerre e menzogne. Il ceto politico europeo ha risposto delegando la propria politica estera alla Nato. Ciò sta precipitando l’Europa in uno scenario di crisi che diventerà insostenibile se non riprenderà un’iniziativa politica, per esempio con la proposta di una conferenza internazionale di pace.

Se Zelensky ci trascina in guerra

Con l’invasione ucraina del territorio russo nella zona di Kursk si è verificato un salto di qualità nel conflitto tra Federazione russa e Ucraina. L’incursione, priva di rilevanza militare, punta, infatti, a esasperare il conflitto e a indurre la Russia a massimizzare la violenza, provocando così l’ingresso definitivo in guerra della NATO. A fronte di ciò è urgente una mobilitazione delle coscienze per dire no alla guerra, senza se e senza ma.

La campagna di Russia dell’Europa

Due anni di guerra catastrofica e il fallimento in un mare di sangue della controffensiva ucraina non hanno insegnato nulla. In Europa si è formato un partito unico della guerra, in cui confluiscono tutte le forze politiche di centrodestra e di centrosinistra, con i verdi e i socialisti a contendere la prima fila ai popolari e ai conservatori. E il papa, che predica nel deserto, è accusato di collusione con il nemico.