Catania, ancora una volta Milano del Sud?

Il recente scandalo urbanistico milanese ha evidenziato l’acquiescenza delle amministrazioni pubbliche agli interessi speculativi più diversi e, parallelamente, l’assenza di strategie capaci di migliorare la vivibilità delle città. Si tratta, peraltro, di una situazione generalizzata nel Paese. A Catania, poi, questo sistema è regola da sempre. In attesa che dalla “città della rendita” si passi alla “città dei cittadini”.

Milano, secondo atto

Dopo la bufera giudiziaria, l’establishment milanese, la sua politica e i suoi media corrono ai ripari. Ci vuole un cambiamento, purché sia solo apparente. Si parlerà un po’ di più di coesione sociale, di situazione delle periferie, di problemi dell’abitare: una riverniciata per continuare come prima. Eppure quel che occorre non è un “secondo atto” della stessa politica. Bisogna cambiare spettacolo, regista e compagnia.

La Milano da bere si è ubriacata di liberismo

La storiaccia che scuote Milano è l’epilogo della vicenda, iniziata negli anni Ottanta, che ha cancellato l’urbanistica (intesa come veicolo per una città a misura d’uomo), sostituendola con la liberazione da lacci e lacciuoli in vista dell’edificazione di un’avveniristica città per ricchi. Una follia insostenibile, fondata anche su favori e compiacenze tra “quelli che contano”, che ha sedotto la sinistra non solo a Milano.

Succede a Milano. Il crollo, ma forse anche no

Sei richieste di arresti eccellenti e decine di indagati, tra cui il sindaco Sala. L’inchiesta della Procura di Milano sulla gestione urbanistica della città, che ipotizza «un sistema di speculazione edilizia selvaggia» accompagnato da un’ampia rete di corruzione, non è una sorpresa, ma il prevedibile esito di quindici anni di amministrazione bipartisan a dir poco disinvolta. Che non finirà senza una forte spinta dal basso.

Il “modello Milano”: la finanza padrona del territorio

Lo sbandierato modello urbanistico di Milano non è il fausto prodotto di una sana sinergia tra pubblico e privato, ma il frutto avvelenato dell’asservimento delle istituzioni agli interessi finanziari. Il risultato non ha migliorato servizi e spazi pubblici ma li ha privatizzati e distrutti. Le disuguaglianze sono aumentate e le classi meno agiate sono state espulse. E il modello, purtroppo, non riguarda solo Milano.

La legge “Salva-Milano”: il funerale dell’urbanistica

La legge “Salva Milano” è un attacco all’idea stessa di urbanistica e, insieme, a una concezione di città a misura d’uomo. Con essa la realizzazione di un grattacielo al posto di una vecchia costruzione a due piani passa per rigenerazione urbana senza rischi per le amministrazioni. E spiace (benché sia diventata un’abitudine) vedere che a questo scempio concorra la sinistra di governo (a Milano e non solo).

Un rito meneghino per l’edilizia

Secondo quando accertato dalla Procura della Repubblica, il Comune di Milano ha concesso a palazzinari di un certo spessore di edificare palazzi e talvolta grattacieli al posto di bassi fabbricati, applicando la normativa relativa alla ristrutturazione. La prassi è, a dir poco, disinvolta. Ma ancor più colpisce la richiesta del sindaco al Governo di varare una sorta di sanatoria (motivata da una asserita scarsa chiarezza delle norme…).