Maurizio Palermo, già dirigente tecnico al Comune di Catania, è autore del libro Il ballo del mattone, Lunaria Edizioni, 2022. Collabora con Volere la luna di Catania.
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Il recente scandalo urbanistico milanese ha evidenziato l’acquiescenza delle amministrazioni pubbliche agli interessi speculativi più diversi e, parallelamente, l’assenza di strategie capaci di migliorare la vivibilità delle città. Si tratta, peraltro, di una situazione generalizzata nel Paese. A Catania, poi, questo sistema è regola da sempre. In attesa che dalla “città della rendita” si passi alla “città dei cittadini”.
Non c’è solo la “madre” di tutte le speculazioni, il ponte sullo stretto di Messina. Il nuovo Piano Regolatore Portuale di Catania è un’ode al cemento: a mare e a terra. L’utilità delle opere è un corollario trascurabile e le istituzioni fanno a gara con i privati nell’incessante consumo della risorsa più facilmente disponibile: il territorio. L’importante è alimentare il ciclo del cemento e il connesso flusso di denaro pubblico.
La nostra storia nazionale mostra che spesso le pubbliche amministrazioni lasciano mano libera alle iniziative imprenditoriali a scapito dell’interesse della collettività. Con un seguito di disordine, degrado e consumo di suolo. Un intervento urbanistico nel centro storico di Catania in atto da 70 anni (!) ne costituisce esempio scolastico.