Nunca más (mai più): la mia giornata della memoria

La giornata della memoria, per quanto mi riguarda, copre l’universo. Per me è l’ultima visita al museo di Santiago del Cile che dalla memoria prende il nome. Ne esco ubriaco di emozioni. So che dormirò male. So che i torturati saranno sempre dei torturati e i torturatori dei torturatori. So che l’oblio è impossibile e che bisogna vivere, ma sapendo che nulla di quanto visto può giustificare il diventare a nostra volta dei carnefici.

Natale 2025: Nonostante tutto, non essere tristi

Interpretare il Natale rianalizzandone le fonti mi salva da una festa ipocrita, falsata e quindi triste. Il Natale autentico ci invita a non avere paura. A lottare e a sperare. Come scriveva Ernesto Che Guevara in una delle ultime lettere ai figli: «Tatico, tu cresci e diventa uomo e poi vedremo che fare. Se c’è ancora l’imperialismo andiamo a combatterlo, se finisce, tu, Camilo ed io possiamo andarcene in vacanza sulla luna».

Contro il Tav. Abbiamo fatto abbastanza?

Il 19 novembre Telt ha preso possesso delle case della frazione di San Giuliano di Susa. Ne saranno abbattute tre per far posto al cantiere della stazione internazionale del Tav. Una donna anziana nasconde il viso in un fazzoletto, senza rabbia, quasi provando vergogna per il suo dolore. Il fotografo di un giornale locale intitola la foto: “Progresso?”. Abbiamo fatto abbastanza per impedirlo? In ogni caso bisogna continuare.

Tav in Valsusa: la Felicità fa rumore

Il Festival ad Alta Felicità ha compiuto otto anni. E ha fatto più rumore che mai. Decine di migliaia di persone sono arrivate a Venaus per stare insieme, per seguire concerti, per assistere e partecipare a dibattiti e, soprattutto, per dire che questo mega tunnel inutile e dannoso va fermato. L’establishment ha cercato in molti modi di fermarlo ma è riuscito solo a rendere il popolo no Tav più numeroso e determinato.

Questo primo maggio

Lunedì non sarà un primo maggio di festa. Governo e maggioranza stanno assestando un colpo di grazia ai diritti strappati in decenni di lotte e sopravvissuti al fuoco dei cecchini. E manca una reazione adeguata: i sindacati non osano neppure pronunciare la parola sciopero e, quel che è peggio, nei luoghi di lavoro prevale la rassegnazione. Bisognerà lavorare sodo per tornare ad avere un primo maggio di lotta.

«Territori in battaglia»

Nei quartieri delle metropoli come nei territori rurali e montani, si moltiplicano esperienze di lotta ed esperimenti di vita alternativa e comunitaria. Sono tasselli di un variegato mosaico internazionale. Una collana di piccoli libri (“Territori in battaglia”) prova a raccontarli partendo da due esperienze dei Paesi Baschi e del Salento.