Lo stato dei diritti in Italia

La fotografia fornita dal nuovo Rapporto sullo stato dei diritti in Italia curato dall’associazione “A Buon Diritto” è impietosa per gran parte dei profili indicati nei 17 capitoli che lo compongono e che spaziano dalla salute alla casa, dal carcere all’informazione e via elencando. Lo stato di salute dei diritti nel nostro Paese lascia molto a desiderare: denunciarlo è almeno un passo per cercare di invertire la tendenza.

Noi, gli altri, l’informazione

La nostra conoscenza del mondo è spesso un atto di fede in fonti informative la cui credibilità non abbiamo possibilità di vagliare, se non sulla base di pregiudizi in genere eurocentrici e occidentalisti. Da questa consapevolezza dovrebbe scaturire la rinuncia alla pretesa di violare l’autodeterminazione dei popoli in nome della supremazia del modello occidentale.

Cile. Requiem certo, ripartenza obbligatoria

Il fascista José Antonio Kast sarà il nuovo presidente dei cileni. Fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato che i figli, le figlie e i nipoti delle migliaia di scomparsi, torturati, accecati, sgozzati, esiliati, ignorati e derisi, avrebbero potuto eleggere un seguace di Pinochet. Come è potuto accadere? È accaduto soprattutto per colpa nostra, della nostra incapacità. Ma ora dobbiamo reagire e non solo piangerci addosso.

La partecipazione politica in Italia

In Italia la partecipazione politica è in calo verticale, in generale e non solo nel momento del voto. Diminuisce il numero di chi si informa e parla di politica: soprattutto tra i giovanissimi e le donne, in modo particolare nelle regioni del Sud. Il maggior veicolo di informazione resta la televisione, anche se sono in crescita i social. Crolla anche il numero di coloro che hanno partecipato a un comizio o a un corteo.

Volere la Luna, la Palestina e la censura di Facebook

La censura è una regola in tempi di guerra. Lo stiamo sperimentando anche in questo sito, con la rimozione da parte di Facebook di due articoli di Valentina Pazé e di Sergio Labate sulla Palestina. Non ce ne stupiamo, ma segnaliamo come ogni opinione online è oggi monitorata da piattaforme digitali in grado di rimuovere con un semplice click anche le violazioni dei diritti umani. A proposito di libertà di informazione…

Gaza, l’informazione negata e l’ennesimo tradimento dei chierici

L’informazione su Gaza è oltre l’immaginabile, oltre la decenza, oltre ogni deontologia professionale. Un caso da manuale di genocidio è finito in un cono d’ombra, tra falsità, silenzi, manipolazioni, distorsioni aberranti. Lo documenta, da ultimo, il libro “Gaza, la scorta mediatica” di Raffaele Oriani, che, in polemica, con questo modo di informare ha lasciato, nel gennaio scorso, “la Repubblica”.

Cinema e realtà: a margine di “Civil War”

Anche andare al cinema è un atto politico. Un atto in cui c’è un tempo per vedere (corrispondente al film in sala) e un tempo per concludere (quello in cui facciamo i conti con ciò che l’opera produce in noi). E “Civil War” – film di guerra, di soldati e di reporter; mix di proiettili, bombe ed esplosioni, da una parte, e di parole e immagini dall’altra – è uno specchio illuminante della realtà che ci circonda.

Contro il premierato: nonostante silenzi e censure

L’intero establishment insorge scandalizzato per i cori di alcuni giovani contro una ministra a cui – si dice – è stato impedito di parlare con una sorta di inaccettabile “censura”. Curiosa denuncia in un paese in cui quotidianamente le richieste di contraddittorio sui temi della riforma costituzionale sono disattese dalla TV pubblica e dai grandi giornali “indipendenti”: da ultimo “La Stampa”.

Occorre reagire. Non possiamo aspettare ancora

Il 25 aprile è appena trascorso, ma l’antifascismo – ci ricorda Gastone Cottino nel piccolo e prezioso volume “All’armi son fascisti!” – deve essere pratica quotidiana. La continuità tra il fascismo di ieri e il fascismo di oggi è nelle cose, nei simboli, nelle ascendenze ma ancor più negli interessi rappresentati. Occorre esserne consapevoli e reagire. Subito, perché non possiamo aspettare ancora.