Le Olimpiadi, il calcio e l’odore dei soldi

Il 6 febbraio si inaugureranno le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 con uno sperpero di denaro pubblico degno di miglior causa. L’inaugurazione si farà a Milano nel glorioso stadio Meazza e ne costituirà il funerale perché la struttura sarà presto abbattuta per un grande affare immobiliare. La Federcalcio avrebbe voluto giocare la partita impedita dalle Olimpiadi nientemeno che in Australia. È questo lo sport del nostro Paese?

Le grandi opere, ovvero i giocattoli di Salvini

In attesa di riconquistare il ministero dell’Interno, Matteo Salvini si destreggia tra le grandi opere, dalla Torino-Lione al Ponte sullo Stretto, sparando numeri e cifre a caso con una disinvoltura che gli vale ironie e insulti da parte degli stessi compagni di maggioranza. Ma la questione non è solo Salvini: è l’intero Governo che considera la politica delle grandi opere come un gioco di cui non rispondere a nessuno.

L’inganno delle grandi opere

Le grandi opere sono per lo più estremamente impattanti e fonte di gravi rischi senza una corrispondente utilità sociale e con ricadute occupazionali ridotte. Un caso per tutti: rinunciando al ponte di Messina e assumendo l’impegno finanziario previsto di 15 miliardi di euro per politiche di mobilità sostenibili, si potrebbe far fare un salto enorme di civiltà e vivibilità a tutto il territorio calabrese e siciliano.

Matteo Salvini, il ministro “Dico La Qualunque”

Il Ministro dei trasporti Matteo Salvini, anziché curarsi del regolare funzionamento dei treni ad alta e bassa velocità, cerca di delegittimare le lotte dei ferrovieri e di limitare ulteriormente il diritto di sciopero. Non contento, poi, stanzia miliardi per grandi opere inutili e dannose (come la Torino-Lione e il ponte sullo Stretto) già da lui contestate in passato, meritandosi così l’appellativo di “Dico La Qualunque” .

Il caso Toti e la sudditanza della politica all’economia

La corruzione a volte – l’ultimo scandalo ligure insegna – si sostanzia in serate a Montecarlo, borse firmate, orologi e via elencando. Ma quel che è ancora più grave è la corruzione endemica e penalmente irrilevante, cioè la sudditanza della politica all’economia che produce decisioni improvvide e inutili solo per ingraziarsi questo o quel gruppo economico e acquisire così consenso e voti. Ed è, purtroppo, la regola.

Invece del Ponte

A Messina abbiamo sempre convissuto, insieme con lo spettro del terremoto, con quello del ponte. E ora che si ricomincia a parlare di cantieri siamo tornati in piazza, contro l’ennesima grande opera inutile imposta da una mentalità coloniale: perché una città piena di edifici fantasma non ha bisogno anche di cantieri fantasma e per dire cosa vogliamo invece del Ponte.

Ancora dighe. Ma sono davvero necessarie?

Invasi e dighe sono tornati di moda. La giustificazione è la necessità, conseguente all’aumento delle temperature e alla siccità, di accumulare acqua a fini idropotabili e irrigui. Incontestabile la necessità, ma vecchia, sbagliata e di grande impatto ambientale la risposta. Non servono nuove grandi opere ma occorre risparmiare sulla risorsa acqua, tappare le (enormi) falle e modificare le politiche alimentari.