Contro la democrazia del leader

Il tempo della pandemia propone un’impennata nel processo, da tempo in atto, di verticalizzazione della politica e di concentrazione dei poteri nelle mani del Governo. Il rischio è di avvicinarsi a una forma di democrazia decidente, incentrata su un unico soggetto, un leader carismatico che assuma le vesti di “capo democratico”.

Il regionalismo non ha tutte le colpe

In questi giorni difficili i governanti, invece di cooperare lealmente nell’interesse nazionale, si accapigliano alla ricerca di un margine di consenso a discapito degli altri. I “governatori” regionali sono in prima fila. Ma la soluzione non sta nella eliminazione delle Regioni (o magari del Parlamento) bensì nel ripensamento della politica.

Il nostro vero virus. E la sua cura

Ci aspetta una convivenza non breve con il Covid. Per le sottovalutazioni e l’incapacità della politica. Ma anche nostre. In tutti è mancato l’amore per il futuro, sostituito dal consumo del presente. Se continueremo a mettere da parte le cose fondamentali (scuola, ricerca e cultura) non avremo futuro. E non sarà colpa del virus: sarà colpa nostra.

È il momento della responsabilità

A primavera il Governo aveva risposto in modo adeguato all’irrompere della pandemia. Per questo andava difeso. Ma oggi il giudizio va ribaltato: di fronte al ritorno del contagio l’esecutivo si è mostrato impreparato e incapace di una visione generale. E non consola il fatto che analoga incapacità abbiano mostrato le regioni e l’opposizione.

Ha vinto il Sì. Viva il No!

La vittoria del Sì nel referendum è stata netta, anche se il No ha dimostrato di non essere marginale nel Paese. Che fare ora, nel nuovo assetto istituzionale caratterizzato da una virata maggioritaria? Ragionare su nuove strade. Con due obiettivi prioritari: riunificare il campo che si è diviso nel referendum e aggiornare il modo di fare politica.

Autostrade: la truffa è servita

I termini dell’accordo su Autostrade diventano sempre più chiari. Molti hanno parlato di un “pareggio” in cui il Governo ha avuto una vittoria politica e i Benetton hanno limitato i danni. In realtà è un’operazione finanziaria, nella quale lo Stato investe una quota di ricchezza collettiva, senza alcun vantaggio per l’interesse generale.