Io non sto con Mario Draghi

Ciò che più colpisce nell’applaudito intervento di Mario Draghi al meeting di Rimini è lo slittamento semantico che gli consente di deformare e stravolgere una storia durata 70 anni, di trasformare i cittadini in consumatori, di inneggiare al mercato e alla sovranità, di sostituire l’eguaglianza con l’equità. Applaudirlo mentre ci prospetta come amministrare al meglio la corsa verso il baratro è un’abdicazione non della politica ma dell’intelletto.

Il mondo è cambiato ma Draghi e l’élite europea non se ne sono accorti

La struttura delle relazioni internazionali è cambiata in maniera irreversibile. Invece di annunciare un gigantesco piano di riarmo, per essere, tra alcuni lustri, un partner temuto grazie ai fucili, l’Europa dovrebbe giocare carte politico-culturali in vista di un nuovo ordine multipolare. Ma Draghi e l’élite di Parigi e Berlino non se ne sono accorti.

“Piano Draghi”: non ci siamo

Il piano Draghi non fa bene all’Europa: favorisce l’ulteriore concentrazione del potere economico e politico, accresce le disuguaglianze e aggrava la distanza delle istituzioni dai bisogni di cittadini e cittadine, individua la difesa come volano dello sviluppo, relega l’UE in una posizione internazionale rigidamente predeterminata e non necessariamente conveniente. Questa l’analisi del Forum Disuguaglianze e Diversità.

Il futuro dell’Europa e il silenzio della sinistra

Le elezioni europee si avvicinano e in molti (a cominciare da sua maestà Draghi) si stanno posizionando. Solo la sinistra tace. Forse perché è consapevole che il federalismo di Draghi è una trappola, ma diffida – giustamente – dei nazionalismi cari a Salvini e ai suoi alleati. Eppure la via d’uscita è chiara: non si tratta di scegliere tra Salvini e Draghi ma di combatterli entrambi.

Sinistra. La lunga marcia verso la sconfitta

I dati sono chiari: le elezioni non le ha vinte la destra, le hanno perse tutti gli altri. E la sconfitta ha radici risalenti. Comincia col sistematico smontaggio del progetto costituzionale iniziato dal centrosinistra 30 anni fa e arriva fino all’entusiastico sostegno al Governo Draghi. L’esito è un’Italia diseguale, abbandonata, antipolitica che ha perso ogni stimolo a votare a sinistra (e a votare tout court).

Poteva andare anche peggio. No

L’esito elettorale non lascia spazio a interpretazioni. La destra ha vinto e dispone, oggi, di 112 seggi su 200 al Senato e di 235 su 400 alla Camera. Il prossimo Governo sarà guidato da Giorgia Meloni e vedrà, verosimilmente, Salvini al ministero dell’Interno. La sinistra non c’è più. Ed è difficile persino individuare i soggetti che potrebbero concorrere a ricostruirla. Ma occorre ripartire: senza ripetere i vecchi errori.

Il disastro della politica estera Usa. E noi?

Mentre nel mondo è sempre più evidente la crisi dell’egemonia americana, il futuro del nostro Paese è stato anticipato da Draghi: qualunque sia il governo che si formerà dopo le elezioni, la sua politica economica è già stata determinata dalla Commissione europea e la sua politica estera (e militare) è già stata determinata da NATO e USA. Il nostro compito è provare a incrinare questa granitica sicurezza.

Finale di partita per la scuola: il “docente esperto”.

L’ultimo (si spera) regalo per la scuola del Governo Draghi è il “docente esperto”. Cosa farà questo nuovo severo docente non è dato conoscere. Per ora sappiamo solo che sarà uno ogni cento colleghi, che dovrà aver superato tre percorsi formativi non sovrapponibili e che vedrà la luce nel 2032. Si, proprio così, nel 2032. C’era proprio bisogno che fosse varato da un governo in carica solo per gli affari correnti?