La guerra e la costruzione del nemico

La costruzione del nemico è da sempre una strategia fondamentale nelle guerre, impiegata indifferentemente da aggressori e aggrediti, paesi democratici o autocratici e, naturalmente, dai media schierati dalla parte dei governi. Un ruolo importante in essa ha l’evocazione di armi segrete, poco importa se vere o presunte (come emerso clamorosamente nel 1993 in Iraq). Non sfugge alla regola l’attuale guerra in Ucraina.

Il Tav, i media e i voltagabbana

Nessun movimento di opposizione ha mai avuto, in Italia, una durata trentennale come quello contro la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon, la quale, per parte sua è di là da venire. Ma i media torinesi lo ignorano e, in occasione dell’ultimo grande corteo da Venaus a San Giuliano, preferiscono dare la parola a un no Tav pentito che spara a pallettoni contro il movimento e, naturalmente, contro il centro sociale Askatasuna.

La verità restituita di Riace e di Mimmo Lucano

Finalmente anche la Cassazione ha detto quel che era chiaro fin dall’inizio: che l’esperienza di Riace è stata un modello di accoglienza e solidarietà e che Mimmo Lucano ha agito sempre con correttezza e disinteresse personale. Rimane l’ingiustizia di un processo politico doloroso, inutile e ingiustificato, che ha interrotto un percorso di riscatto di un’intera comunità.

Un nuovo nemico da delegittimare e criminalizzare: le università

Se studentesse e studenti contestano e prendono parola per denunciare il patriarcato, manifestare contro il genocidio a Gaza e le politiche coloniali di Israele o contro il capitalismo fossile sono subito bollati come “intolleranti”, “violenti”, “antisemiti”. Dimenticando che la costruzione di un pensiero critico, fatto di dubbi, di ragionamenti, di ricerca è il primo compito dell’Università.

Difensori dell’ambiente, non criminali né terroristi

Gli attivisti ambientali sono oggetto, anche in Europa, di una criminalizzazione, attuata facendo ricorso alla legislazione antiterrorismo, ad arresti indiscriminati, a brutalità di polizia, a inasprimento delle pene, a detenzione preventiva e a condanne a pene sproporzionate. Lo denuncia un Rapporto del Relatore Speciale Onu sui Difensori dell’Ambiente, Michel Forst, che intima agli Stati di astenersi da simili comportamenti.

Colorare il Canal Grande non è reato

Mentre lobbisti e petrolieri dominano le Conferenze previste per imporre agli Stati la decarbonizzazione dell’economia, i governi criminalizzano gli attivisti che manifestano con gesti eclatanti per richiamare l’attenzione su inquinamento e cambiamenti climatici. Anche in Italia, come denuncia una petizione, oggi online, rivolta ai vertici delle istituzioni.

Il Governo della paura e l’alibi dell’insicurezza

Non ci sono solo premierato assoluto, deportazioni di migranti e precettazioni. C’è, a fianco, un nuovo disegno di legge che prevede la criminalizzazione della marginalità sociale, l’incremento della repressione del dissenso e del conflitto, il potenziamento e la blindatura del carcere e l’aumento dei poteri delle polizie. Non per dare più sicurezza ai cittadini ma per aprire la strada a una svolta autoritaria.

Punire i poveri e criminalizzare il dissenso

Non viviamo in uno stato di polizia, ma siamo immersi in uno stato diseguale e repressivo che si dilata a dismisura. Ne sono espressione – in parallelo con la soppressione del reddito di cittadinanza, la stretta sui migranti e la mancata adozione di un salario minimo per legge – due proposte di legge in corso di approvazione sulle occupazioni abusive di alloggi altrui e sull’imbrattamento di beni culturali.

Il dissenso non piace all’establishment

La repressione dell’opinione contraria e della protesta è, da sempre, una componente del governo delle società, ché il potere, qualunque esso sia, non ama essere criticato, contestato, sovvertito. Ma le iniziative legislative contro gli “ecovandali” e la contestazione del delitto di associazione per delinquere ad alcuni di loro da parte della Procura di Padova sono campanelli di allarme di una più generale svolta autoritaria.