Giorgia Meloni, il “destino della Nazione” e il marchio del fascismo

Una cosa è chiara dopo la formazione e l’insediamento del Governo Meloni: il ceto politico e le stesse politiche non sono molto diversi da quelli dei governi degli ultimi decenni (donde la servile acquiescenza dei grandi giornali), ma la cultura politica dei nuovi padroni del Paese è quintessenzialmente lontana da ogni forma di democrazia, agli antipodi dalla visione e dal progetto costituzionali.

La senatrice Segre e le vertigini della storia

È toccato a Liliana Segre investire della presidenza del Senato Ignazio La Russa. Ma il suo discorso ha fissato alcuni punti fermi: l’ancoraggio della vita pubblica alla Costituzione («testamento di centomila caduti nella lotta per la libertà»), da attuare più che da modificare, e la celebrazione non rituale delle ricorrenze «scolpite nel grande libro della storia patria», il 25 aprile, il 1 maggio, il 2 giugno.

La bambina costretta dalle leggi razziste a lasciare i banchi di scuola

«In questo mese di ottobre nel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca ad una come me che, bambina, in un giorno del 1938, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco di scuola elementare, assumere momentaneamente la presidenza del Senato della Repubblica. E mi è impossibile non provare una sorta di vertigine!».

Cambiare la Costituzione, eterno sogno delle destre

Cominciamo male. Chiuse le urne già si parla di riforme costituzionali. Nel mirino della destra c’è la figura del presidente della Repubblica, che si vorrebbe eletto direttamente dai cittadini. Senza un rigo di spiegazione e dimenticando che si tratta dell’istituzione che ha meglio funzionato. A dimostrazione che quel che si vuole non è perfezionare ma sovvertire il sistema costituzionale.

Un “volto nuovo”: Giorgia Meloni

Come preannunciavano i sondaggi, Giorgia Meloni ha vinto le elezioni, portando il suo partito dal 4,3% delle precedenti politiche a oltre il 25%. Meloni non è un volto nuovo della politica italiana e la sua collocazione è chiara. La sua vittoria non significa tout court l’avvento del fascismo, ma certamente un governo di destra trainato da un partito che si richiama ad Almirante e a Rauti.

Alternanza sì ma senza sparare sulla Costituzione

L’alternanza di governo è coessenziale alla democrazia. Cambiano, dunque, i governi ma, nelle democrazie costituzionali, restano fermi i fondamenti del quadro istituzionale. L’anomalia italiana è il proposito della destra di sfasciare tale quadro agendo lungo tre direttrici: l’introduzione del “presidenzialismo, la “riforma della giustizia” e l’attuazione dell’Autonomia differenziata.

Fantasie di una sinistra possibile

Non esiste oggi, alla vigilia delle elezioni, un fronte schierato in difesa della Costituzione, contro la guerra e per la giustizia ecologica e sociale. E gli apparentamenti abborracciati non servono. Occorre un po’ di speranza e di fantasia. La sinistra si costruisce con un progetto chiaro e alternativo all’esistente. Un governo di destra fa paura, ma ancor di più è da temere la fine della speranza di cambiamento.

Per una “coalizione d’emergenza” nel maggioritario

Per arginare gli effetti di una legge elettorale truffaldina e impedire una vittoria della destra al di sopra della sua effettiva consistenza occorre dar vita, per la quota maggioritaria, a una coalizione d’emergenza senza preclusioni per alcuno (ferma la soggettività di ogni forza politica, che si manifesterà nel proporzionale). È quanto chiede un appello di intellettuali e giuristi.

Per la Costituzione ma anche contro la guerra

Le elezioni si avvicinano. Si possono cercare, per i collegi uninominali, soluzioni tecniche o escamotages finalizzati a contrastare la vittoria della destra. Ma occorre, insieme, individuare, per il proporzionale, una proposta politica chiara e ben definita che si collochi a sinistra del Pd. Una proposta che affianchi alla difesa intransigente della Costituzione l’esplicito rifiuto della guerra in corso.