Dopo la vittoria del No: scardinare l’esistente

Il No è stato un voto contro la riforma, contro il Governo Meloni, contro la costruzione di un regime autoritario. Un voto contro l’esistente. Un “ora basta”, invertiamo la rotta. Un viatico per cambiare. Ora è tempo di farlo. Anzitutto impedendo l’approvazione del disegno di legge di contrasto all’antisemitismo (alias al dissenso) e la conversione dell’ultimo decreto sicurezza. E, poi, imponendo un calendario politico alternativo.

Oggi è una bella giornata!

Oggi è una bella giornata. Una giornata di festa. In 14.461.074 (il 53,7 per cento dei votanti) abbiamo detto che la Costituzione si può cambiare ma non stravolgere. E la riforma costituzionale della giustizia – un attacco alle fondamenta del progetto costituzionale – va nel dimenticatoio. Ha vinto la partecipazione, e il mito della invincibilità della destra si è sgretolato. C’è ancora molta strada da fare ma la direzione è quella giusta.

Tutelare le vittime, anche in Costituzione

“La Repubblica tutela le vittime del reato”: è l’integrazione dell’articolo 24 della Costituzione richiesta dal comitato “Noi, 9 ottobre”, approvata un anno fa dal Senato e ora ferma alla Camera in attesa di essere calendarizzata. Eppure è una modifica fondamentale: le vittime hanno bisogno di sapere che la Repubblica è dalla loro parte anche di fronte ai potenti. È indispensabile che la Camera esca dall’attuale torpore.

Il fermo preventivo: nostalgia dell’Ottocento

Il nuovo “pacchetto sicurezza” è legge. In occasione delle manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, le persone ritenute pericolose potranno essere preventivamente trattenute dalla polizia fino a 12 ore. Come gli anarchici e i socialisti ottocenteschi e gli antifascisti nel ventennio. La libertà di chi non si allinea torna in balìa dell’arbitrio poliziesco. E il nucleo liberale della Costituzione viene travolto.

La leggenda della politicizzazione dei giudici

Uno degli argomenti della campagna elettorale dei sostenitori del Sì nel prossimo referendum è la necessità di estirpare l’impropria politicizzazione dei magistrati. Si tratta, peraltro, di una leggenda metropolitana. L’attuale magistratura è la meno intrecciata con la politica della storia nazionale e gli artefici della riforma, quando parlano di politicizzazione, intendono, in realtà, indipendenza e pluralismo.

La destra, la proprietà, la Costituzione

La destra vuole introdurre, per gli sfratti, una procedura amministrativa priva di garanzie, anche in presenza di esigenze sociali ostative, facendo prevalere in toto le ragioni della proprietà sulle esigenze abitative delle fasce economicamente più deboli. Dimentica, la destra, che il diritto di proprietà, un tempo inviolabile, è diventato, con la Costituzione, un diritto limitato a fini di utilità e accessibilità sociale.