Nuove frontiere della repressione, fogli di via, giudici

Hai contestato pacificamente un comizio di Matteo Salvini? Sei pericoloso e non potrai tornare per tre anni sul “luogo del delitto”. I fogli di via sono sempre più la nuova frontiera della repressione. Per fortuna c’è, qualche volta, un giudice. Così il Tar Toscana annulla il provvedimento chiarendo che la sicurezza è la tutela dei diritti fondamentali di tutti e non la docile e acritica adesione ai desiderata di chi governa.

Contro l’afasia del presente: il pensiero di Elvio Fassone

Elvio Fassone se ne andato venti giorni fa. Ricordarlo in maniera adeguata significa riattivarne il pensiero politico: dalla critica della post-democrazia alla centralità del lavoro, dei migranti, del carcere e della pena, fino alla necessità di uscire dall’afasia politica del presente e di riprendere in mano il progetto di un mondo finalmente misurato sulla Costituzione nata dalla Liberazione.

Meloni al Quirinale, dove sta il tabù

Fra un anno (o forse meno) si vota e Giorgia Meloni gioca tutte le carte utili a motivare il suo elettorato. L’ultima è la rivendicazione del Quirinale per un esponente della destra neofascista (lei stessa o, magari, Ignazio Benito La Russa, il presidente del Senato collezionista di busti di Mussolini). Quel che persegue Meloni, peraltro, non è una semplice alternanza ma la riabilitazione del neo-fascismo in una democrazia de-costituzionalizzata.

Ci vuole un Comitato di Liberazione Nazionale

Il nostro assetto costituzionale è in pericolo e non sopravviverebbe a una vittoria della destra nelle prossime elezioni. L’entità della sfida richiede, come nella Resistenza, la costruzione di un Comitato di Liberazione Nazionale. Non a qualunque costo, peraltro, ma con un forte rinnovamento e un profondo ripensamento delle politiche perseguite inseguendo destra e liberismo e della posizione nei confronti della guerra.

Diritto di voto e percorsi di emancipazione femminile

Il diritto delle donne di votare e di essere votate ha, nel nostro Paese, una data: il 2 giugno 1946. È una tappa fondamentale dell’emancipazione femminile. Ma, per raggiungere quel traguardo, le donne italiane avevano incontrato seri ostacoli e combattuto molte impegnative battaglie. E altri ostacoli sono emersi anche dopo la Costituzione e sono tuttora presenti. Ad alcuni aspetti di questo percorso è dedicata la TALPA qui proposta.

Diritto di voto e percorsi di emancipazione femminile

Il diritto delle donne di votare e di essere votate ha, nel nostro Paese, una data: il 2 giugno 1946. È una tappa fondamentale dell’emancipazione femminile. Ma, per raggiungere quel traguardo, le donne avevano incontrato seri ostacoli e combattuto molte battaglie. E altri ostacoli sono emersi anche dopo la Costituzione e sono tuttora presenti. Ad alcuni aspetti di questo percorso è dedicata la TALPA qui proposta.

2 giugno: il senso della Repubblica

Il 2 giugno 1946, con il referendum istituzionale, nasce la Repubblica e, con l’elezione dell’Assemblea costituente, si pongono le basi per la Costituzione. Ciò avviene, per la prima volta nella storia nazionale, a suffragio universale. Ed è subito chiara l’importanza della partecipazione delle donne nella definizione di un progetto che, ancora oggi, è alternativo all’esistente, contro la guerra, la disumanizzazione, la sopraffazione.

Nucleare. Un altro referendum è possibile

Dopo due referendum abrogativi (1987 e 2011) che hanno bocciato il nucleare e dopo la debacle nel referendum sulla giustizia, il Governo ci riprova. Di nuovo proponendo il nucleare, spinto dalla disperazione per la manifesta incapacità di affrontare la crisi energetica. Sarebbe una scelta del tutto inadeguata e in violazione della Costituzione che, se praticata, porterebbe inevitabilmente a un nuovo referendum.

Legge elettorale: appello di 126 costituzionalisti

Modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto è politicamente e giuridicamente scorretto. A maggior ragione lo è se si introducono meccanismi di dubbia costituzionalità come un premio di maggioranza abnorme, liste bloccate, pluricandidature e l’indicazione preventiva del candidato presidente del Consiglio. Lo dicono, in un appello diffuso nei giorni scorsi, 126 professori di diritto costituzionale.

Superare il liberismo: il progetto tradito della Costituzione

La convinzione condivisa nell’assemblea costituente era che la democrazia istituzionale e quella sociale ed economica fossero indivisibili. Poi la storia è andata altrimenti anche per i vincoli internazionali. Oggi, pur nelle difficoltà che attraversiamo, il fallimento del liberismo, la ripresa dei movimenti e la crisi dei vincoli internazionali rendono opportuno riandare al progetto del ‘48. A ciò è dedicata la TALPA qui proposta.