Chi non vuole l’energia pulita?

Mentre la guerra all’Iran sta facendo precipitare ovunque la crisi energetica, l’Italia resta la maglia nera in Europa per produzione di energia. Negli ultimi due anni, infatti, ha tagliato di soli 7 punti la dipendenza dall’estero (passando dal 79% al 72% nel 2024) e, quanto alla produzione da rinnovabili, è rimasta ben al di sotto della media europea. In compenso, mentre la produzione resta ferma, il consumo energetico aumenta.

COP 29, l’ennesima delusione

La COP 29 è stata una tappa deludente nel percorso verso l’abbandono dei combustibili fossili. Già la scelta della sede (l’Azerbaijan, grande estrattore ed esportatore di gas e petrolio) non lasciava presagire nulla di buono. Il resto lo hanno fatto i lobbisti e gli interessi dei paesi del Nord del mondo. Il risultato è stato la mortificazione delle esigenze dei paesi “fragili”.

Energia rinnovabile: la grande presa in giro

Le Comunità dell’energia rinnovabile esistono sulla carta ma non decollano per l’inerzia e e le inadempienze di Governo, Parlamento e autorità amministrativa. Intanto, le grandi aziende a partecipazione pubblica continua a trivellare il mondo per recuperare combustibili fossili, ad acquistare metano qua e là e a sollecitare il ritorno al nucleare (con grandi investimenti pubblici e stupidaggini assolute sulle sue caratteristiche).

Clima. Ogni ulteriore ritardo significa morte

A dirlo non sono soltanto Greta e gli ambientalisti più rigorosi. Le parole sono del segretario generale delle Nazioni Unite: «La rinuncia degli Stati a una leadership climatica è criminale. Ogni ulteriore ritardo significa morte. Ovunque c’è gente ansiosa e arrabbiata. Lo sono anch’io. Ora è il momento di trasformare la rabbia in azione. Ogni frazione di grado conta, ogni voce può fare la differenza. E ogni secondo conta».

Gli Stati, le lobby e il fallimento della COP26

L’esito della conferenza di Glasgow sui cambiamenti climatici è stato a dir poco deludente. Non si è andati al di là di impegni generici e di rinvii. Tra le cause, oltre a interessi geopolitici, va segnalata una intensa attività delle lobby dei combustibili fossili, affiliate ad alcuni dei più grandi colossi del petrolio, massicciamente presenti nella conferenza.