Dal referendum una lezione per la sinistra

Due indicazioni emergono chiare dal voto referendario: la diffusa percezione che la posta in gioco era tutta politica e non semplicemente tecnica e il ritorno al voto di quote di elettori disgustati e sfiduciati nei confronti del sistema partitico. Alla sinistra comprendere che chi è uscito dall’astensione per tornare a votare, ritornerà facilmente ad essa se non avverte un segno di mutamento.

Referendum: il non-voto dei fuori sede

La democrazia italiana è sommersa da una grave crisi di partecipazione. Il numero dei votanti diminuisce in ogni elezione. Cosa fanno, a fronte di questa emergenza, il Governo e la maggioranza parlamentare? Escludono dal voto referendario i cosiddetti “fuori sede”, pur ammessi, con provvedimenti ad hoc, nelle ultime elezioni. Difficile pensare che non si tratti di un calcolo di (ritenuta) convenienza politica.

M5S, un esperimento rimosso

Il M5Stelle è stato fonte del sommovimento politico più significativo nella storia della Repubblica. Ciò è oggi rimosso, data anche l’intervenuta omologazione del movimento al sistema. Ma la domanda di nuova politica che portò alla sua nascita e la successiva parabola discendente offrono strumenti utili per una riflessione sulle forme possibili dell’azione politica e sulla divaricazione fra rappresentanza e astensione.

Referendum: come disarmare l’astensione

La sconfitta referendaria impone una riflessione sulll’orientamento della società e sullo stato di salute del sindacato. Ma anche sui meccanismi dell’istituto referendario, snaturati da una astensione strutturale. Per combatterla basterebbe prevedere che il referendum è valido e la proposta approvata se i Sì sono almeno un quarto più uno del corpo elettorale (com’è ora), indipendentemente dal numero dei votanti.

Referendum: trasformare ogni intervista in un invito al voto

I prossimi referendum sono un’occasione irripetibile per ridare fiducia alla democrazia. E’ la ragione per cui la destra, finanche con il presidente del Senato, invita all’astensione e le televisioni di Stato tacciono. Per questo la risposta degli esponenti delle opposizioni, in ogni intervista, dovrebbe essere invariabilmente: «L’8 e il 9 giugno andate a votare nei referendum!».

Il senso del non voto. Nell’attesa di un’alternativa

Vince la destra; ancor più vince l’astensione. Per cambiare registro non vale inseguire la destra. Lasciamoli alle loro passioni tristi e difendiamo altri valori: la pace contro la guerra, la giustizia contro il sopruso, la cultura contro l’ignoranza, la gentilezza contro lo schiaffo, la sobrietà contro lo spreco, la difesa del “qui e ora” contro una politica dei “due tempi”. Se inizierà un nuovo corso, in molti, forse, torneranno a votare.

Dopo le europee: la necessità di un dibattito senza reticenze

Ha vinto l’astensione e ha tenuto la destra, che è oggi più forte di ieri. È stata sconfitta, in modo definitivo, la sinistra alternativa, confermatasi, sul piano elettorale, irrilevante. Anche il riferimento alla pace non è stato un discrimine. I valori della sinistra e la necessità di una politica radicata nel sociale sono più che mai attuali, ma occorre maggior attenzione alle dimaniche istituzionali.

Sinistra. La lunga marcia verso la sconfitta

I dati sono chiari: le elezioni non le ha vinte la destra, le hanno perse tutti gli altri. E la sconfitta ha radici risalenti. Comincia col sistematico smontaggio del progetto costituzionale iniziato dal centrosinistra 30 anni fa e arriva fino all’entusiastico sostegno al Governo Draghi. L’esito è un’Italia diseguale, abbandonata, antipolitica che ha perso ogni stimolo a votare a sinistra (e a votare tout court).

Non-voto e degenerazione oligarchica

Il non-voto è, nel nostro Paese, la prima forza politica. Le sue ragioni strutturali sono la fuga dei partiti dal territorio, la scomparsa di una visione di futuro per cui mobilitarsi, la trasformazione della politica in ordinaria amministrazione. E i suoi principali protagonisti sono i più poveri e i meno istruiti. Con una degenerazione oligarchica che segna la nostra democrazia.