Caro Habermas, non si può incoraggiare il silenzio

Asef Bayat, studioso iraniano-americano del Medio Oriente, risponde all’ammonizione di Jürgen Habermas ad evitare critiche ai bombardamenti su Gaza perché il diritto all’esistenza di Israele merita una protezione speciale alla luce dei crimini di massa dell’era nazista: «Ma come dovrebbero deliberare le persone su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato se non è permesso loro di parlarne liberamente?».

Centinaia di intellettuali ebrei americani: «La critica a Israele non è antisemitismo»

Come scrittori, artisti e attivisti ebrei vogliamo contestare la narrazione secondo cui qualsiasi critica a Israele è intrinsecamente antisemita. Non è così, anzi le critiche al Governo israeliano e alle sue politiche sono doverose. Noi condanniamo tutti gli attacchi contro civili, israeliani o palestinesi che siano, ma siamo inorriditi dall’uso della lotta all’antisemitismo come pretesto per crimini di guerra.

Il razzismo di oggi è lo stesso del secolo scorso. L’Italia ammetta le sue colpe

Rinasce in Italia la peste dell’antisemitismo. Non un antisemitismo “nuovo” ma quello di sempre. Il punto è che l’Italia non ha mai fatto un serio esame di coscienza. Per vincere l’antisemitismo c’è una sola strada: l’ammissione delle proprie colpe da parte di chi ha professato una fede fascista e razzista e oggi si fa bugiardo paladino di democrazia.

Israele. Muoia Sansone

Con la rappresaglia bellica, Israele rischia, come nel mito biblico di Sansone, di provocare anche a se stesso ingenti danni. E ciò benché ci siano alternative: dimissioni del Governo Netanyahu, liberazione di Marwan Barghouti, piano per una confederazione israelo-palestinese, dispiego dei “caschi blu” dell’ONU nei Territori. Utopie? Probabilmente. Ma è tempo di provarci e di smettere di versare sangue.

Lettera agli ebrei italiani

Ogni casa che gli israeliani distruggono, ogni vita che uccidono va perduta una parte dell’immenso deposito di verità e di sapienza che, nella e per la cultura d’Occidente, è stato accumulato dalle generazioni della Diaspora, dalla sventura gloriosa o nefanda dei ghetti e attraverso la ferocia delle persecuzioni antiche e recenti. Parlino, dunque, gli ebrei della Diaspora e i loro amici!

L’orrore dell’antisemitismo e la strumentalizzazione della Shoà

L’antisemitismo è la pseudo ideologia più criminale, più feroce e più esiziale della storia dell’umanità. Con esso non ha niente a che vedere la critica e la denuncia della politica dei governi di Israele, la contestazione delle loro leggi liberticide, della colonizzazione delle terre, della distruzione delle case, dell’apartheid. Sovrapporre i piani, strumentalizzando la Shoà, è osceno, ignobile, vergognoso.

Palestina. Comprendere il passato per guardare al futuro

Senza i conti con la storia non ci sarà pace a Gaza e in Cisgiordania. In Israele prevalgono il “partito del controllo” (sull’intero territorio dal Giordano al mare) e quello, ancor più radicale, “dell’apartheid”. C’è però anche, seppur minoritario, un “partito dell’uguaglianza”, che, con diverse prospettive, propone una soluzione di pari dignità e diritti per israeliani e palestinesi. Da lì occorre partire. È l’unica possibilità.

La Palestina e l’autocensura dei giornalisti

L’Ordine dei giornalisti italiani ha sottoscritto la definizione di antisemitismo adottata dalla International Holocaust Remembrance Alliance, una definizione che, volutamente e incongruamente, fa coincidere l’antisemitismo con la critica alle politiche del Governo di Israele, in particolare nei confronti dei Palestinesi. È un fatto estremamente grave: una sorta di autocensura preventiva che viola il diritto all’informazione.